Il Partito comunista cinese espelle Wu Aiying, ex ministro della giustizia

La sua espulsione accade in modo imprevisto. Assieme a lei, sono stati espulsi altri 11 membri del Comitato centrale. Dal 2012, sono sotto inchiesta per corruzione 18 membri del Comitato centrale e 17 membri non permanenti.

di Wang Zhicheng

Pechino (AsiaNews) - Wu Aiying, ex ministro della giustizia, è stata espulsa dal Partito comunista cinese nel weekend, alla fine di un incontro del Comitato centrale del Partito e a pochi giorni dal Congresso quinquennale, che sarà celebrato a partire dal 18 ottobre.

L’espulsione di Wu avviene in modo imprevisto: lo scorso febbraio ella aveva terminato il suo mandato, sostituita da Zhang Jun, vice-capo della Commissione centrale per le ispezioni disciplinari. In tutti questi mesi vi era stato silenzio su di lei, e non era stata coinvolta in nessuna inchiesta. La dichiarazione del Comitato centrale afferma che la sua espulsione è motivata da “serie violazioni alla disciplina del Partito”, un eufemismo per dire “corruzione”.

Wu, 65 anni, è stata ministro della Giustizia per 12 anni. I media di Stato dicono che ella è responsabile del declino del sistema legale del Paese in questi ultimi anni e di aver promosso Lu Engang, un membro del Partito accusato di corruzione, che sarebbe stato promosso a capo ufficio nel ministero mentendo sulla sua età e sulle sue qualificazioni.

Secondo l’analista politico Hu Xingdou, intervistato dal South China Morning Post,  Wu era una burocrate con poca conoscenza delle leggi e del sistema legale. Va attribuita a lei la feroce campagna contro avvocati e attivisti che ha portato all’arresto o al fermo di circa 300 personalità a partire da due anni fa. Wu sarebbe anche responsabile dell’opaco e brutale sistema carcerario cinese.

Assieme a Wu, sono stati espulsi da Partito altri 11 membri del Comitato centrale. In totale, dal 2012, da quando Xi Jinping ha lanciato la campagna anti-corruzione, almeno 18 membri del Comitato centrale sono sotto inchiesta. A questi vanno aggiunti altri 17 membri non permanenti del Comitato centrale, anch’essi accusati di aver preso bustarelle o aver abusato del loro potere.

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