Il regime “spegne” le webcam di Ai Weiwei

Continua la saga del dissidente, da 81 giorni agli arresti domiciliari: Pechino gli impone il blackout sulle telecamere installate in casa contro la repressione. La Cina continua a colpire la libertà di pensiero e quella religiosa: ancora nessuna notizia dei due vescovi e dei sei sacerdoti cattolici arrestati senza accuse e spariti nel nulla.

Pechino (AsiaNews) - Il governo cinese ha ordinato ad Ai Weiwei - architetto, artista e dissidente di fama internazionale - di spegnere le 4 webcam che aveva installato in casa per protestare contro i controlli e la repressione che il regime gli ha imposto nel corso di più di 80 giorni di arresti domiciliari. Secondo le autorità, Ai è stato dichiarato colpevole di evasione fiscale: la pena detentiva è stata sospesa in cambio del pagamento di un'ingente multa e dei domiciliari. Tuttavia, molti ritengono che il vero motivo dietro a queste accuse sia l'impegno dell'artista nel campo dei diritti umani.

Parlando con la Bbc, Ai sostiene di non conoscere il motivo alla base del divieto di riprendersi: "Non so neanche perché mi abbiano tenuto nascosto per questi 81 giorni. Non è mai possibile avere una discussione chiara e razionale". Secondo il dissidente, il progetto delle webcam "è un negoziato, un confronto fra spazio privato, natura pubblica della sicurezza e potere statale". Inoltre, con le telecamere poteva rassicurare "famiglia, amici e anche le autorità. Che possono vedere tutti i miei movimenti".

Il caso di Ai Weiwei ha attirato l'attenzione internazionale e ha acceso i riflettori sulla situazione dei diritti umani nel Paese. Tuttavia, oltre all'artista, nel solo 2011 altri 3.832 dissidenti sono finiti in carcere. Di questi, 159 sono stati torturati in maniera ripetuta e hanno riportato delle menomazioni perenni. Inoltre, l'86 % di questi arresti non ha alcuna base legale. Fra gli arresti senza motivazioni si contano quelli di due vescovi cattolici - mons. Giacomo Su Zhimin, 80 anni di cui  40 anni di prigionia e mons. Cosma Shi Enxiang, 90 anni di cui 51 in carcere - e di altri 6 sacerdoti.

Le auto-immolazioni in Tibet, la repressione nei confronti delle chiese domestiche dei protestanti, le ordinazioni illegittime dei vescovi cattolici e le molestie nei confronti dei sacerdoti, la presenza militare nel Xinjiang musulmano sono aumentate a livelli impressionanti. Il governo teme la libertà religiosa, che permette alla popolazione di uscire dall'indottrinamento del regime, e cerca da sempre di limitarla con ogni mezzo a disposizione.

 

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