Indonesia: l'industria tessile in crisi per la concorrenza di Cina e India

Preoccupazione specie per l'invasione cinese nel mercato Usa. Le ditte progettano di spostare la produzione in Cambogia e Vietnam, ma anche nella stessa Cina.

Jakarta (AsiaNews/Scmp) - L'industria tessile indonesiana è in crisi per la concorrenza dei prodotti cinesi e indiani, specie sul mercato Usa. Molte ditte progettano di spostare la produzione all'estero.

Dal 1° gennaio 2005 è venuto meno l'Accordo multifibre e i prodotti di India e Cina hanno invaso il mercato, a danno degli altri Paesi dell'Asia meridionale. L'industria tessile occupa 1,5 milioni di persone in Indonesia e contribuisce per il 15% alle esportazioni nazionali, esclusi petrolio e gas. Gli Stati Uniti assorbono circa il 30% del fatturato annuo, ma molti clienti acquistano ora dalla Cina.

"Noi - dice Gunarata Danubrata, che già a 13 anni lavorava nella fabbrica del padre - dobbiamo diminuire il personale indonesiano e portare la produzione in Cambogia". La sua ditta opera in Cambogia dal 1997, dove produce il 35% del fatturato.

"Alcune nostre ditte - spiega Kevin Hartanto, membro del capitolo di West Java dell'Associazione tessile indonesiana, che rappresenta oltre la metà della produzione nazionale - già investono in Paesi come Cambogia e Vietnam, dove la mano d'opera costa meno e la produttività è maggiore. In Indonesia, paghiamo di più per avere meno". In Indonesia un operaio riceve 75 dollari Usa mensili per 40 ore di lavoro settimanale, mentre in questi altri 2 Paesi prende 45 dollari con settimane di 48 ore di lavoro. Altri maggiori costi dipendono da carburante, elettricità, tasse più pesanti e dazi all'importazione, oltre alla diffusa corruzione locale. Fattori che scoraggiano maggiori investimenti e fanno aumentare i prezzi. Come conseguenza l'export indonesiano era sceso, già prima della liberalizzazione del mercato tessile, da 8,3 miliardi di dollari nel 2000 a 7,1 miliardi nel 2003.

Altre ditte spostano la produzione nella stessa Cina - dove trovano lavoro a basso costo, materie prime e un'efficiente rete di distribuzione del prodotto - specie per occuparsi di prodotti "di nicchia", come abbigliamento per l'infanzia e reggiseni, non ancora invasi dai produttori cinesi. Danubrata aprirà una fabbrica a Fujian nel marzo 2006.

L'imposizione di quote nel mercato Usa ed europeo ha dato respiro all'industria di Jakarta, ma c'è timore che il peggio debba venire. "La Cina - dice Chatib Basri, direttore dell'Istituto per l'economia e la ricerca dell'Università d'Indonesia ed esperto economico del governo - è imbattibile sui prezzi e quando non ci saranno quote limite potrà accaparrare il 45% del mercato Usa dei prodotti tessili generici entro 3-5 anni". "I prodotti indonesiani devono essere superiori per qualità, materiali originali e design". Il governo - prosegue - ha promesso, per sostenere il settore tessile, di rivedere la normativa del lavoro e di ridurre tasse e altri oneri fiscali.

Molto pessimisti alcuni produttori. "I miei clienti Usa - racconta Hermanto Idira di Solo, che produce per il mercato statunitense - insistono perché diminuisca i prezzi tra il 20 e il 30% per competere con i prodotti cinesi, ma i miei costi sono aumentati da quando il governo ha tagliato i sussidi per il carburante". "Ora - conclude - devo vendere nel mercato interno, anche se l'economia non è in espansione". (PB)

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