Inizia il processo per gli operai-schiavi dello Shanxi

A giudizio il proprietario della fabbrica di mattoni di Caosheng e suoi collaboratori, dove sono stati liberati 31 schiavi, tra cui un bambino di 14 anni. I media locali lamentano che mancano le accuse più gravi quali traffico di esseri umani e lavoro di bambini.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – E’ iniziato ieri a Linfen (Shanxi) il processo contro Wang Bingbing, capo della fabbrica di mattoni a Caosheng (contea di Hongtong) che ha ridotto gli operai in schiavitù, il sovrintendente Heng Tinghan e 3 guardie private. Sono accusati di detenzione illegale di persone, lavoro forzato e lesioni gravi.

Il quotidiano ChinaDaily riporta dure critiche dei media locali, che osservano come manchi l’accusa di traffico di esseri umani e di lavoro minorile. La legge penale cinese prevede una pena minima di 3 anni per la detenzione illegale o per le lesioni gravi. Wang è figlio del segretario locale del Partito comunista, che è stato espulso dopo questi fatti.

Nelle ultime settimane la polizia ha liberato circa 570 persone ridotte in schiavitù in fabbriche di mattoni dell’Henan e dello Shanxi, tra cui 50 bambini. A Caosheng sono stati liberati 31 lavoratori, il più giovane aveva 14 anni, che sono stati costretti a lavorare fino a 16 ore al giorno senza paga e con scarso cibo, sotto il controllo di guardie private e di cani per impedire la fuga. Nella fabbrica a novembre è morto l’operaio Liu Bao per le percosse ricevute ed è stato seppellito senza denunciarlo.

Gli operai sono stati adescati presso stazioni ferroviarie con proposte di un buon lavoro, portati presso la fabbrica e lì ridotti in schiavitù.

Zhang Wenlong, 17 anni, ha chiesto un risarcimento di 500 mila yuan (66mila dollari) per le ustioni subite per essere stato costretto a lavorare con mattoni bollenti. Anche altre vittime hanno chiesto risarcimenti.

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