Inviato di Pechino critica il Nepal e l'Onu: Troppo teneri con le proteste tibetane

L’inviato cinese a Kathmandu critica il Nepal perché rilascia presto i dimostranti buddisti anti-cinesi. Ma non indica quale reato sia una pacifica manifestazione. Critiche all’Onu perché i suoi inviati vanno ad assistere a queste manifestazioni.

di Kalpit Parajuli

Kathmandu (AsiaNews) – Non è sufficiente arrestare “i separatisti tibetani” che in Nepal protestano contro la repressione cinese nel loro Paese. Zheng Xianglin, inviato cinese in Nepal, chiede a Kathmandu e alle Nazioni Unite “un’azione più decisa”.

“Non ha senso arrestare i dimostranti il pomeriggio e rilasciarli la sera”, osserva Zheng, che aggiunge che il governo nepalese riceve “forti pressioni esterne” e accusa “elementi stranieri” di orchestrare le proteste.

Dalla repressione in Tibet a marzo, in Nepal ci sono state frequenti proteste di esuli tibetani, che le autorità stroncano arrestando chiunque protesta, anche monaci e suore, nonostante le proteste degli inviati Onu a favore del diritto a manifestare in modo pacifico. Pochi giorni fa sono stati arrestati oltre 500 dimostranti tibetani, in gran parte donne e suore.

Ma per Zheng non basta e si augura “che il governo possa svolgere il suo compito e non permetta che le attività anti-cinesi siano così frequenti”.

“Le attività di questi monaci e suore – aggiunge, riferendosi ai religiosi qui residenti che partecipano alle proteste - dovrebbero essere definite con chiarezza e non dovrebbe esser loro consentito di partecipare ad attività politiche”.

Parlando durante un incontro al Reporter’s Club a Kathmandu, Zheng dice che “la presenza di personale Onu alle dimostrazioni è una seria violazione della Carta delle Nazioni Unite”. “Personale Onu è stato presente a ogni dimostrazione. Mi chiedo quale sia la finalità delle organizzazioni per i diritti umani in Nepal. L’Onu è qui per controllare i diritti umani del Tibet?” Peraltro Zheng non ha chiarito perché sia “scorretto” per i funzionari Onu assistere a proteste pacifiche.

Il ministro per l’Informazione e le comunicazioni, comunque, dice ad AsiaNews che “non ci saranno cambiamenti nell’attuale politica nepalese [verso i dimostranti], ma siamo comunque determinati a fermare le attività anti-cinesi”. “Ora siamo soprattutto impegnati per le questioni interne e per il nuovo governo”.

Krishna Prasad Sitaula, ministro dell’Interno, precisa che anche se i dimostranti anti-cinesi sono arrestati, “non abbiamo il diritto di tenerli in carcere. Per cui siamo costretti a rilasciarli la sera”.

Zheng, da parte sua, rassicura che “la Cina continuerà ad aiutare il Nepal”.

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