John Lee si gioca tutto sulla Belt and Road Initiative

Al Forum di Pechino il governatore ha magnificato le potenzialità di Hong Kong come snodo finanziario e logistico per i Paesi coinvolti nella "nuova via della sete di Xi Jinping". Un tentativo per raccogliere "risultati" da contrapporre al declino che la dura repressione delle proteste del 2019 e la stagione del Covid hanno portato con sé.

di Alessandra Tamponi

Pechino (Asia News/Agenzie) - Inseguendo la ripresa economica Hong Kong punta a un ruolo chiave per il futuro della Belt and Road Initiative (BRI). È quanto emerge dalle parole del governatore John Lee, che mercoledì, assieme ad altri quindici ufficiali governativi, ha preso parte al terzo forum per la BRI ospitato nella capitale cinese.

Nei suoi interventi durante il forum, Lee ha sottolineato come la Regione amministrativa speciale possa essere un nodo fondamentale per il progetto. Lee oltre ad aver informato i partecipanti sul lavoro compiuto da Hong Kong per migliorare non solo le sue infrastrutture ma anche le normative, ha posto l’accento sul ruolo bidirezionale che può coprire nel connettere la Cina ai paesi della BRI.

Secondo le sue parole Hong Kong, infatti, non costituisce esclusivamente un canale importante per la connettività dei capitali - grazie al suo ruolo di città finanziaria che fino ad ora ha agito come punto di accesso per la finanza globale verso la Cina. Funge anche da importante crocevia per passeggeri e merci provenienti da tutto il mondo verso la Cina e viceversa. È proprio grazie a questa dualità che Hong Kong si impegnerà a sfruttare al meglio il suo ruolo di centro finanziario, commerciale e di città di mare per portare avanti la cooperazione regionale nel contesto della BRI.

Il ruolo della città nella BRI ha in effetti guadagnato di importanza negli anni. Lee ha fatto presente come tra il 2017 e il 2022 il numero di sedi regionali che i Paesi della Belt and Road hanno stabilito a Hong Kong è raddoppiato da 83 a 168, crescendo a un tasso medio di oltre il 15% all’anno, e come anche gli investimenti abbiano registrato un aumento del 70%, passando da 70 miliardi di dollari a 120 miliardi di dollari nel 2021.

Per il governatore John Lee il successo della BRI è una sfida vitale: sostenuto da Pechino, è diventato governatore della città di Hong Kong nel 2022, rimpiazzando Carrie Lam, in un’elezione che lo ha visto come solo partecipante. Per le sue posizioni saldamente pro-Pechino gode di una popolarità molto bassa della città. Secondo un sondaggio dell’Hong Kong Public Opinion Research Institute, a marzo 2022 totalizzava un indice di fiducia di appena 34 punti su 100.

Dopo le proteste del 2019, Lee si ritrova a dover far convergere ciò che resta della politica cinese “Un Paese, due sistemi”, con le necessità economiche di Hong Kong, la cui popolazione appare sempre più pessimista per via della dura repressione (che ha portato molti gruppi finanziari a spostare la propria sede a Singapore) ma anche della crisi economica e immobiliare, pessimismo particolarmente tangibile tra le nuove generazioni.

Al Forum della BRI Pechino ha manifestato la volontà di Pechino di firmare nuovi accordi per il valore di 15 miliardi di Yuan da destinare in particolare alle infrastrutture e ai progetti per la transizione energetica. Proprio questi investimenti potrebbero giocare un ruolo importante per il destino politico di Lee, che fin dalla sua “elezione” ha chiesto di essere giudicato “sui risultati”.

Il 25 ottobre il governatore condividerà per la seconda volta le sue priorità per l’indirizzo politico della città che potrebbero riservare alla BRI e agli investimenti ottenuti un ruolo chiave per contrastare il senso di pessimismo e le pressanti divisioni sociali che dominano oggi Hong Kong.

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