Seoul (AsiaNews) - L'aspetto politico, più di quello economico tradizionale, ha fatto assumere importanza eccezionale al forum di quest'anno dell'Asia-Pacific Economic Cooperation forum (Apec), tenutosi nella città portuale di Pusan (Corea del sud, 4 milioni di abitanti) dal 14 al 19 novembre.
Come su un grande schermo, vi è stata proiettata l'immagine della attuale situazione politica e diplomatica nell'Asia dell'est. È una visione che non lascia più spazio ai sogni e che ha visto soprattutto 3 drammatici protagonisti: la Corea del sud, il Giappone e la Corea del nord. La prima ha vissuto una settimana di gloria. "L'APEC 2005 - ha scritto l'editorialista del JoonAng Daily - è stato il piú grande evento diplomatico nella storia della Corea del sud". Pusan ha ospitato piu' di 1000 direttori di importanti complessi finanziari e industriali (CEO) e circa 3.500 funzionari governativi che hanno accompagnato o preceduto i leaders dei 21 Paesi membri.Il presidente Roh Moo-hyun ha avuto incontri bilaterali con i massimi esponenti della politica internazionale, dal presidente cinese Hu Jintao, all'americano George W. Bush e al russo Vladimir Putin.
Il Giappone, invece, ha dovuto subire un umiliante scacco diplomatico: il presidente cinese Hu Jintao ha rifiutato di incontrare il primo ministro giapponese Junichiro Koizumi, a causa della visita che quest'ultimo ha di nuovo fatto al contestato santuario Yasukuni il mese scorso. Due giorni prima il ministro degli esteri cinesi Li Zhaoxing, intervistato, aveva detto crudamente: "Il Giappone deve imparare dalla Germania. Dopo la fine della seconda guerra mondiale in Germania non c'è stato alcun leader politico che abbia venerato Hitler. Il popolo cinese - ha aggiunto - desidera reali rapporti di amicizia con il popolo giapponese, ma i leader del Giappone devono astenersi da azioni che causano sofferenza alle altre nazioni dell'Asia". Yohikazu Sakamoto, già docente di politica internazionale all'università di Tokyo, ha commentato: "Il Giappone sta ora pagando un alto prezzo per le visite del suo primo ministro e di altri politici al santuario Yasukuni. Attualmente molte nazioni dell'Asia guardano con diffidenza al Giappone che non riesce a capire i sentimenti dei suoi vicini. Ne vanno di mezzo la stabilità diplomatica e gli stessi interessi nazionali"
Lo scenario si fa più oscuro se si focalizza l'attenzione sulla Corea del nord. Pur non essendo presente al forum, essa è stato oggetto di discussione, soprattutto nei colloqui bilaterali.Il 12 novembre si era interrotto il sesto round dei "colloqui a sei" sul problema nucleare, iniziato solo tre giorni prima. "Per l'ostinazione del Nord - ha commentato il The Korea Herald - i 'colloqui a sei', iniziati nel 2003, sembrano aver perso quello slancio che avevano acquistato con la dichiarazione congiunta del 19 settembre, a conclusione del quinto round". Ma quello che più preoccupa è la spaccatura verificatasi tra Washington e Seoul circa la politica da tenersi verso Pyonghyang. A metterla in evidenza è stata una decisione dell'Unione Europea
All'inizio di novembre l'UE ha proposto all'assemblea delle Nazioni Unite una bozza di risoluzione che esprime "serie preoccupazioni circa le sistematiche, diffuse e gravi violazioni dei diritti umani nella Corea del nord". La bozza è stata accettata con 84 voti favorevoli, 22 contrari e 62 astenuti. Tra i voti favorevoli ci sono quelli dei rappresentanti degli Stati Uniti e del Giappone, mentre il governo della Corea del Sud ha optato per l'astensione.
La mozione verrà presentata per l'approvazione nell'assemblea generale dell'ONU che si terrà nel prossimo mese. Al riguardo la signora Kang Kyung-wha, portavoce del ministero degli esteri sud-coreano, ha detto: "La nostra nazione si asterrà dal voto dopo aver presentato una spiegazione circa la situazione dei diritti umani nella Corea del nord. Intendiamo trattare questo problema nel contesto generale delle relazioni intercoreane"
L'atteggiamento del governo di Seoul suscita meraviglia. Sia il presidente Roh Moo-hyun che il partito di maggioranza, l'Uri, si sono sempre presentati come paladini della difesa dei diritti umani. Buona parte della popolazione e dei mass media hanno reagito negativamente. "L'astensione al voto - si legge nel The Korea Times - danneggia l'immagine della nostra nazione di fronte alla comunità internazionale. La realtà del governo di Pyongyang, come sistematico violatore dei diritti umani, è nota". Secondo fonti ben informate nel Nord sono chiusi in campi di concentramento oltre 200.000 prigionieri politici, soggetti a torture e a trattamenti inumani. Il Grand National Party (GNP), il maggior partito dell'opposizione, ha denunciato l'astensionismo governativo giudicandolo "un'umiliante macchia nella storia della nazione".










