Pechino (AsiaNews/Agenzie) Il progetto di deviare l'acqua dagli altopiani del Tibet sino all'assetato settentrione cinese è "non necessario, irrealizzabile e privo di basi scientifiche". E' l'opinione di Wang Shucheng, ministro cinese per le Risorse idriche.
Il 24 ottobre, parlando all'università di Hong Kong, Wang ha detto che per risolvere la penuria d'acqua nel nord sono sufficienti i progetti normali, senza dover realizzare il piano per la Grande strada occidentale per la deviazione dell'acqua.
La proposta, avanzata dall'esperto Guo Kai, prevede di trasferire ogni anno 200 miliardi di metri cubi d'acqua dai bacini tibetani dei fiumi Yarlung Zangbo (Brahmaputra), Lancang (Salween) e Nu (Mekong) al Fiume Giallo e all'arido settentrione. Si pone in alternativa con il cosiddetto Progetto per la deviazione delle acque dello Yangtze dal sud al nord e con la diga delle Tre gole.
Wang, ingegnere idraulico, ha ricordato che durante le inondazioni il Fiume Giallo arriva a portare 58 miliardi di metri cubi d'acqua e con un aumento di altri 200 miliardi di mc potrebbe travolgere dighe e argini; mentre gli alti costi per addurre l'acqua dal Fiume Giallo potrebbero dissuadere le province meno vicine dal farlo. Il costo per deviare l'acqua dai corsi centrali e orientali per il progetto dal sud al nord ha aggiunto Wang è di circa 10 yuan per mc; per prendere l'acqua ad occidente dai fiumi Yalong, Dadu e Jinsha è di circa 20 yuan per mc; ma sarebbe maggiore per prenderla dallo Yarlung Zangbo. Un altro problema sarebbe lo scavo delle gallerie sotto il più alto sistema montuoso del mondo.
Finora Pechino ha sostenuto il progetto per la deviazione delle acque dal sud al nord, per addurre 50 miliardi di mc d'acqua annui dallo Yangtze lungo tre canali verso l'occidente, l'oriente e il centro del Paese. Ma si prevede occorrano 50 anni e per ora ha ammonito Wang, che sostiene questo progetto occorre ottimizzare le risorse attuali. (PB)










