La Cina rivendica un "modo proprio" di trattare i diritti umani

L'Alto commissario Onu sollecita la ratifica delle convenzioni internazionali per la tutela dei diritti. Ma l'ex ministro degli esteri ribadisce che in materia "non ci sono standard uniformi". La polizia chiude l'ufficio di una Ong cinese per i diritti umani.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Al Simposio sui diritti umani nell'area Asia-Pacifico, in corso a Pechino, l'Alto commissario Onu Louise Arbour ha chiesto alla Cina e altri paesi di ratificare le convenzioni internazionali per la tutela del diritti umani. Ma Pechino insiste nel voler affrontare la questione a "modo proprio".

"Solo 3 su 52 [Stati nell'area asiatica del Pacifico] hanno ratificato tutti i 7 trattati fondamentali sui diritti umani –ha detto ieri la Arbour - e altri 12 ne hanno ratificati 6". "Per essere effettivi –ha aggiunto- questi diritti devono essere recepiti nelle leggi. Il procedimento incomincia con la ratifica delle convenzioni sui diritti umani. Perciò sollecito tutti gli Stati membri presenti che non hanno ancora ratificato questi trattati fondamentali."

La Arbour è in missione a Pechino fino a venerdì anche per sollecitare la Cina a compiere le riforme giuridiche necessarie per giungere alla ratifica della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici. Il governo cinese riceve frequenti critiche dalle organizzazioni per la tutela dei diritti umani perché nega le elementari libertà civili.

Ma ieri Tang Jiaxuan, consigliere di stato ed ex ministro degli Esteri, ha dichiarato durante il Simposio che a ogni Paese deve essere consentito di trattare la questione "a modo proprio".

"Ogni Paese – ha detto Tang - dovrebbe scegliere la propria strada per la promozione e la tutela dei diritti umani, in linea con la sua situazione nazionale. Non ci sono standard uniformi per il modo in cui ogni nazione pianifica, istituisce ed educa ai diritti umani."

Tang ha sottolineato che il primo problema per molti cinesi è la povertà e che occorre anzitutto garantire lo sviluppo economico "prima di poter godere in pieno i diritti umani". "In tale situazione – ha proseguito - non abbiamo altra scelta che realizzare il diritto allo sviluppo e promuovere i diritti economici, sociali e culturali come compito immediato".

Da anni Pechino continua ad affermare una via propria ai diritti umani, accusando come "occidentale" la visione dell'Onu. Per il governo cinese i diritti umani di base sono il mangiare, il vestire, l'abitare. Libertà di stampa, di associazione e democrazia sono visti come un bene superfluo, che può attendere, o una pretesa dell'occidente di colonizzare il mondo asiatico.

Proprio ieri la polizia ha chiuso l'ufficio di un gruppo per la tutela dei diritti civili. Elementi di spicco del gruppo sono stati posti sotto la sorveglianza della polizia -in pratica in stato di arresti domiciliari- per avere firmato una lettera aperta per la Arbour. Tra costoro Hou Wenzhuo, che aveva chiesto di poter svolgere una riunione alla presenza della Arbour per parlare delle violazioni dei diritti umani, ma non ha ricevuto risposta dall'Onu.

Gli attivisti evidenziano, come questioni principali, la mancanza della libertà religiosa e di stampa, il rimpatrio forzato dei nord coreani rifugiati in Cina, la repressione delle proteste per le emergenti questioni sociali. "Queste violazioni –scrivono in una e-mail inviata ad agenzie di stampa- contraddicono le affermazioni pubbliche del governo di tutelare i diritti umani dei cittadini cinesi."

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