La “Marcia di ritorno” degli esuli tibetani raggiunge New Delhi

Era stata fermata dalla polizia indiana, che ha arrestato i marciatori per giorni. Nella Capitale attendono la torcia olimpica, il 17 aprile, per “irrompere” nella coscienza del mondo con pacifiche proteste.

di Nirmala Carvalho

New Delhi (AsiaNews) – La “Marcia di ritorno” degli esuli tibetani raggiungerà oggi New Delhi. Organizzata da alcuni gruppi di tibetani in esilio, si propone di arrivare alla frontiera con la Cina e varcarla durante il periodo olimpico, per affermare il loro diritto a tornare in Patria. E’ partita il 10 marzo da Dharamsala, sede del governo tibetano in esilio, con 100 persone. Oggi ci sono 200 partecipanti, tra cui 147 monaci, 9 suore e 16 sostenitori stranieri.

La marcia era stata  sospesa poco dopo la partenza,  e la polizia indiana aveva arrestato i marciatori a Jwalaji, distretto di Kangra, trattenendoli per 14 giorni.

Tenzin Choeying, dirigente di Studenti per un Tibet libero, è stato rilasciato solo il 27 marzo. Ad AsiaNews racconta che, dopo l’arresto, “abbiamo iniziato uno sciopero della fame per protesta”. “Ma i giorni passati in carcere sono nulla in confronto con la situazione in Tibet,” dove “chi è detenuto subisce torture e umiliazioni”.

Prevede che “oltre mille tibetani e attivisti aspetteranno l’arrivo della torcia olimpica a New Delhi il 17 aprile. L’India, la più grande democrazia del mondo, permetterà la nostra pacifica protesta, anche se sappiamo che il governo indiano vuole mantenere buoni rapporti con la Cina”. “Non vogliamo irrompere nell’ambasciata cinese a New Delhi, vogliamo irrompere nella coscienza della comunità internazionale perché faccia pressione sulla Cina, chiedendo, anzitutto, che il Dalai Lama possa tornare in Tibet, che siano rilasciati il Panchen Lama [erede del Dalai Lama, fatto scomparire dal 1995 quando aveva 6 anni] e tutti i prigionieri politici”.

“Le proteste a Lhasa e in Tibet hanno attirato l’attenzione internazionale e hanno innescato le attuali proteste mondiali. Per anni la Cina ha mentito e ha soppresso qualsiasi notizia sull’effettiva situazione in Tibet. Lo ha descritto come una regione in rapido sviluppo e che gode di libertà religiosa dentro e fuori i monasteri. Ma ora il mondo ha preso coscienza della tragedia dei tibetani nella loro stessa Patria. Siamo felici che gli incidenti per la torcia olimpica a Londra e Parigi abbiano evidenziato la questione tibetana. Speriamo che la Cina risponda in modo costruttivo”.

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