Leader tibetano: “sono stati 60 anni di sofferenze per il popolo cinese”

Samdhong Rimpoche, premier del governo tibetano in esilio, scrive ad AsiaNews cosa significano davvero i 60 anni dello Stato comunista cinese per le molte vittime di soprusi. Uno sguardo critico sul boom economico cinese.

di Samdhong Rimpoche

Dharamsala (AsiaNews) – “In questi 60 anni, dalla fondazione della Repubblica popolare di Cina, ci sono state immense sofferenze per il popolo cinese, quello tibetano e le altre etnie. Le nostre sofferenze non sembrano avere fine e non ci sono segni di qualsiasi cambiamento verso una minore repressione. Per questo, per tutti quelli che nel Paese soffrono, questo anniversario è un evento triste”. Samdhong Rinpoche, premier del governo tibetano in esilio, con sede a Dharamsala (India), scrive per AsiaNews cosa significa per i tibetani l’anniversario del 1° ottobre.

Nel Tibet per l’anniversario c’è un ampio schieramento di forze dell’ordine, che controllano Lhasa e molti monasteri per impedire qualsiasi protesta (nella foto: il palazzo Potala a Lhasa).

A Pechino e altrove il governo cinese festeggia l’evento con grandiose celebrazioni, all’insegna del progresso e dei successi economici della Cina. Ma Rimpoche osserva che “il progresso economico non l’ha ottenuto il Partito comunista cinese, è un fenomeno globale. Negli ultimi 60 anni c’è stata una rapida crescita di molte economie dell’Asia meridionale e dell’est, come pure nei Paesi occidentali. Il progresso della Cina non può ritenersi un merito del Pcc e della sua guida”. “All’opposto, sotto la guida cinese il progresso economico si è realizzato tramite un grande sfruttamento delle risorse naturali e dei lavoratori”.

“In primo luogo, il progresso economico della Cina è la principale causa di indicibili sofferenze del popolo cinese, di lavoratori sottopagati o addirittura non pagati. La produzione a un costo bassissimo [su cui è fondata la gran mole di esportazioni, fulcro dell’economia del Paese] è possibile per lo sfruttamento di lavoratori sottopagati, che lavorano in condizioni disumane, degne di un campo di concretamento”.

“In secondo luogo, la Cina sfrutta in modo indiscriminato i vasti giacimenti di risorse naturali, specie nel Tibet. Il Tibet è ricco di oro, argento, ferro, rame, alluminio, calcio, petrolio, legno e soprattutto uranio della migliore qualità. Le autorità cinesi portano tutto via dal Tibet”.

“Terzo: il progresso economico è del tutto squilibrato, si è attuato un profondo divario tra chi ha tanto e chi non ha nulla e solo alcune regioni del Paese sono davvero prospere. Invece in molte zone è rimasta una povertà profonda, sono aree sottosviluppate o non sviluppate affatto”.

“Di certo la Cina ha fatto tremendi progressi nel campo militare, è diventata una potenza, e di questo il merito è dei governanti comunisti. In tutte le altre sfere ci sono stati peggioramenti: per la libertà religiosa, i diritti umani, la cultura in genere, le libertà civili e personali, l’ambiente. Il governo è responsabile per gli abusi in questi ambiti e gli abusi sono cresciuti in modo preoccupante”.

“Ma per l’anniversario del 1° ottobre, io dico: non facciamoci travolgere dallo sconforto, ma guardiamo al futuro. Nella storia di una nazione, 60 anni non sono un lungo periodo e noi abbiamo la pazienza di vedere quanto a lungo durerà questo regime, per quanti anni i leader cinesi continueranno la loro azione repressiva, aspettando che nel prossimo futuro qualcosa cambi”.

(Ha collaborato Nirmala Carvalho)

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