Ma Ying-jeou approva la visita del Dalai Lama a Taiwan per motivi “religiosi”

Il leader spirituale tibetano dovrebbe consolare la popolazione e pregare per le vittime del tifone Morakot. Di solito Pechino esprime aspre critiche ai Paesi che osano invitare il Dalai Lama, accusato di “separatismo”.

Taipei (AsiaNews) - Il presidente Ma Ying-jeou ha dichiarato che la sua amministrazione approva la visita a Taiwan del Dalai Lama per consolare e pregare per le vittime del tifone Morakot. La visita dovrebbe svolgersi fra il 31 agosto e il 4 settembre.

L’annuncio è avvenuto mentre il presidente era in visita nelle zone più colpite dal disastro, che ha fatto finora 461 morti e 192 dispersi, oltre a enormi danni alle infrastrutture e all’agricoltura. L’invito al leader spirituale tibetano era venuto dai 7 capi di località del sud, tutti appartenenti al Partito democratico, all’opposizione.

L’ufficio del presidente ha precisato che la decisione ad avallare l’invito è basata su motivi religiosi e considerazioni umanitarie. “Pensiamo – ha detto il portavoce Wang Yu-chi – che questo fatto non dovrebbe danneggiare le relazioni fra i due lati dello Stretto di Taiwan”.

Proprio l’anno scorso il Dalai Lama aveva espresso il desiderio di recarsi sull’isola “ribelle”, ma Ma Ying-jeou l’aveva frenato perché la sua amministrazione era in dialogo con la Cina per raffreddare la tensione e accrescere i rapporti economici.

Il capo spirituale dei tibetani si è già recato a Taiwan nel ’97 e nel 2001, suscitando l’ira di Pechino che l’accusa di separatismo, volendo separare il Tibet dalla madrepatria.

Le relazioni fra Cina e Taiwan sono migliorate dal maggio 2008, dopo la vittoria di Ma Ying-jeou, che si è impegnato a rafforzare i legami economici e a non rivendicare alcuna indipendenza per l’isola. Nel dicembre 2008 fra i due lati dello Stretto sono stati varati rapporti continui e diretti postali, aerei e marittimi, aprendo Taiwan al turismo dei cinesi e allargando la libertà di investimento dei taiwanesi nella Cina popolare.

Nella sua campagna contro il “separatismo” del Dalai Lama, Pechino critica di continuo tutti i Paesi che osano concedere un visto al leader tibetano. Secondo osservatori, è probabile che questa volta Pechino esprima una critica formale. La decisione di Ma – così vicino a Pechino - dovrebbe aiutarlo a recuperare consensi nell’isola, dove la popolazione lo critica per l’inerzia con cui l’emergenza tifone è stata affrontata e perché nella sua politica distensiva con la Cina, sembra voler “vendere” il Paese a Pechino.

 

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