Manila, la “tigre” che trascina le economie del Sud-Est asiatico

Un rapporto di Standard & Poor’s (S&P) indica nelle Filippine il motore trainante della regione. Per il 2013 indice di crescita del 7%, che si assesterà sul 6/6,5% nei successivi due anni. A spingere il Paese la forte domanda interna, che sopperisce alla crisi internazionale e alla flessione sempre più marcata della Cina.

Manila (AsiaNews/Agenzie) - Le Filippine sono il principale motore trainante dell'economia del Sud-Est asiatico, grazie a una "forte domanda interna" che dovrebbe continuare a crescere. Secondo le previsioni elaborate dall'agenzia di rating Standard&Poor's (S&P), la portata dello sviluppo è tale da permettere a Manila di spingere le altre nazioni della regione al vertice fra le economie del Continente per l'anno 2013. A confermare lo sviluppo sempre crescente - soprattutto nei grandi centri fra cui Manila - l'ingresso di grandi catene commerciali internazionali. Prestigiosi appartamenti spuntano in ogni angolo della capitale, circondati da negozi e centri commerciali, sedi di finanziarie e call center.

Difatti, mentre per il resto dell'Asia si prevede una decrescita causata dal peggioramento progressivo dell'economia cinese e dal "fin troppo tiepido" recupero di Stati Uniti ed Europa, per le Filippine le prospettive sono decisamente migliori. Il report di S&P spiega che "la forte domanda interna" permetterebbe ai maggiori mercati del sud-est asiatico di "fronteggiare meglio la crisi".

Per l'agenzia di rating Indonesia, Malaysia, Filippine, Singapore e Thailandia dovrebbero crescere - in media - del 5,5% nell'anno corrente; un dato superiore alle previsioni, visto che per la regione Asia-Pacifico nel suo complesso si parlava di un 5,3%. Manila in particolare è avvantaggiata perché "meno dipendente" da un mercato globale "fiacco" e negli ultimi mesi "ha superato persino Jakarta".

Le previsioni parlano di un Pil in aumento del 7% circa nel 2013, che dovrebbe poi attestarsi sul 6/6,5% nei successivi due anni. Resta ancora viva la "minaccia" della Cina, la cui flessione (crescita ben al di sotto del 7,5% sbandierato dal governo) rischia di colpire tutta la regione Asia-Pacifico.

Alla base della crescita economica degli ultimi anni le politiche promosse dal presidente Aquino, eletto nel 2010 con una campagna elettorale votata alla lotta alla corruzione e alla povertà diffusa. Essa ha fatto presa in un contesto di per sé carico di potenzialità per l'uso comune della lingua inglese, la relativa libertà di stampa e una tradizione democratica consolidata pur con sacche di violenza e resistenze interne. Restano tuttavia alcuni punti irrisolti, in particolare il nodo legato alla povertà - il 28% vive al di sotto della soglia minima di sopravvivenza - oltre che il rafforzamento delle infrastrutture (aeroporti, strade, hotel), la lotta alla disoccupazione, che ha registrato un aumento nel mese di aprile rispetto allo stesso periodo (da 6,9% a 7,5%) nello scorso anno.

 

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