Mattarella e i missionari in Cina

Nel discorso all’Università di Pechino e nell’omaggio alle tombe di Intorcetta e Martini ad Hangzhou il ricordo del contributo dato dai missionari al dialogo, prima e dopo Marco Polo. E in continuità con loro il presidente della Repubblica italiana in Cina ha parlato anche di diritti umani.

di Gianni Criveller

Milano (AsiaNews) - La visita del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella in Cina, che volge ormai al termine, è stata all’insegna dei profondi legami storici e culturali tra Cina e Italia, ai quali hanno dato un contributo fondamentale i missionari. Com’era obbligo nell’anno del 700mo anniversario, la visita ha ricordato il mercante viaggiatore veneziano Marco Polo. Il quale, però, non fu il primo italiano o europeo a mettere piede in Cina: prima, contemporaneamente e dopo di lui, numerosi missionari francescani, italiani o europei, nei secoli XIII e XIV, hanno percorso le vie della seta dell’Asia Centrale o attraversato i mari dell’Asia meridionale e orientale per raggiungere la Cina.

Nell’importante Lectio magistralis tenuta il 9 novembre all’Università di Pechino (nota in Cina come Beida), Mattarella ha citato quattro missionari italiani come campioni di dialogo interculturale: Matteo Ricci, Michele Ruggieri, Alessandro Valignano e Prospero Intorcetta. Il giorno successivo, domenica 10 novembre, il presidente ha visitato la tomba dei missionari gesuiti nella bella città di Hangzhou: tra gli altri, vi sono Prospero Intorcetta e Martino Martini.

Mattarella conosce bene la figura di Intorcetta, originario di Piazza Armerina (come ben noto anche il presidente è siciliano), che aveva già menzionato sette anni fa nella precedente visita a Pechino. In Cina dal 1659 al 1696, Intorcetta è considerato uno dei più colti e senz’altro il miglior sinologo, tra i missionari gesuiti in Cina. Convinto seguace della linea di ‘accomodamento’ inaugurata da Matteo Ricci - figura quest’ultima decisamente più conosciuta e apprezzata in Cina che in Italia - Intorcetta fu coinvolto con i suoi scritti anche nella controversia dei riti cinesi. Conoscitore profondo e interprete originale della lingua cinese, tradusse in latino e pubblicò in Europa i classici cinesi. Con l’opera Confucio, il filosofo dei cinesi (Parigi 1687, a cui contribuì anche il gesuita francese Philippe Couplet) introdusse il confucianesimo in Europa. Tra i lettori di queste opere vi furono filosofi come Leibniz, Spinoza, Voltaire e altri studiosi legati all’Università della Sorbona, dove le vicende e le controversie dalla Cina erano seguite con grande interesse. Con ogni probabilità la lettura delle opere confuciane tradotte dai gesuiti e delle loro lettere provenienti dalla Cina ispirarono in qualche modo gli intellettuali francesi che hanno dato vita all’Illuminismo. L’ideale del sovrano illuminato, che governa il popolo con la ragione e che si circonda dei migliori, è mutuata anche dalla narrazione gesuitica del sistema imperiale cinese.

Martino Martini - missionario trentino in Cina dal 1642 al 1661, anche lui coinvolto nella controversia dei Riti - è l’autore dell’importante Novus Atlas Sinensis (Amsterdam, 1655), il primo e accuratissimo atlante che introdusse la geografia delle città e delle province cinesi in Europa. Nel museo Popoli e culture del nostro Centro Pime di Milano abbiamo una preziosissima copia della prima edizione, riprodotta integralmente anche digitalmente e fruibile dal pubblico. I missionari gesuiti Intorcetta e Martini ebbero uno straordinario merito storico: introdussero per la prima volta la geografia e la filosofia della Cina in Europa divenendo così protagonisti assoluti della modernità e del dialogo interculturale.

Tornando al significativo discorso di Mattarella all’Università di Pechino: mi ha colpito non solo per il riferimento ideale ai missionari, ma anche per il richiamo ai diritti umani e alla pace, due dei grandi contributi della fede cristiana portata dai missionari in Cina e nel mondo. L’esplicito riferimento alla Dichiarazione universale sui diritti umani è tanto più significativo perché niente affatto scontato. Richiama un tema quanto mai attuale in Cina e nel mondo. Come non era scontato che, invocando il bene della pace, Mattarella abbia invitato la Cina alla sua responsabilità di mediazione e pacificazione nel mondo, in particolare verso la Russia, della quale il presidente ha esplicitamente condannato l’invasione dell’ Ucraina.

La visita in Cina si è svolta nel segno dell’amicizia e del dialogo. È molto positivo che Mattarella e il presidente cinese Xi Jinping si rivolgano reciprocamente con rispetto e simpatia. Ma questo non ha impedito al presidente italiano di incoraggiare - con parole chiare - gli interlocutori cinesi sulla via dei diritti umani e della pace.

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