Membri del Partito chiedono la fine della censura sulla stampa e sostengono Wen Jiabao

Un attacco diretto al dipartimento della propaganda che censura i media e perfino il premier nei suoi discorsi sulle riforme politiche. Il tradimento della costituzione (che garantisce la libertà di stampa) è una “vergogna” e “uno scandalo”.

di Wang Zhicheng

Pechino (AsiaNews) – Un gruppo di alte personalità del Partito, un tempo dirigenti politici e culturali, hanno diffuso una lettera aperta chiedendo la fine della censura sui media e accusando come “incostituzionale” il controllo sulla stampa.

 

La lettera è stata diffusa a pochi giorni dalla riunione  del Comitato centrale del Partito comunista, che si apre domani.

 

La lettera, firmata da 23 personalità fra cui Li Rui, ex segretario di Mao Zedong, è indirizzata al Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo, a cui si chiede una nuova legge sulla libertà di stampa che cancelli tutti i freni e i tabù imposti dai regolamenti del partito.

 

Citando la costituzione del 1982 – che garantisce a parole la libertà di stampa – e gli appelli che all’inizio del suo mandato il presidente Hu Jintao ha espresso a favore della libertà di informazione (2003), i firmatari dicono che l’avvenuto tradimento di queste parole sono uno “scandalo nella storia mondiale della democrazia”.

 

Il documento fa notare che la libertà di stampa (non) garantita in Cina è perfino minore di quella goduta ad Hong Kong nel periodo sotto il governo coloniale della Gran Bretagna e che il poco rispetto di tale diritto mette la Cina attuale allo stesso livello dell’Inghilterra di 315 anni fa e alla Francia di 129 anni fa.

 

La lettera cita alcuni casi eclatanti che fanno “vergognare” una società che pretende di praticare il “socialismo con caratteristiche cinesi”.

 

Il primo è accaduto allo stesso Li Rui il quale si è visto proibire la pubblicazione in un saggio attuale di un suo articolo pubblicato nell’81 dal Quotidiano del popolo. Li Rui commenta: “Che tipo di nazione è questa? Voglio gridarlo: la stampa deve essere libera! Strangolare così la libertà di espressione del popolo è totalmente illegale!”.

 

Il secondo, ancora più eclatante, è la censura degli accenni riguardo alle riforme politiche necessarie alla Cina, contenute in alcuni recenti discorsi del premier Wen Jiabao a Shenzhen e negli Stati Uniti (v. AsiaNews.it, 07/09/2010 Shenzhen e le riforme politiche, le ambiguità di Wen Jiabao e Hu Jintao). In tutti i casi né i giornali, né la Xinhua hanno riportato le parole di Wen.

 

Il documento accusa in modo diretto “le mani invisibili” del dipartimento centrale della propaganda. Tale ufficio “è posto al di sopra del Comitato centrale del Partito comunista e al di sopra del Consiglio di Stato. Noi vogliamo domandare: che diritto ha il dipartimento centrale della propaganda di imbavagliare il discorso del premier? Che diritto ha di rubare al popolo della nostra nazione il diritto di sapere cosa il premier ha da dire?”.

 

I firmatari – che intanto sono divenuti 500 – chiedono una legge sulla libertà di stampa, la messa in atto della “responsabilità legale” dei giornalisti invece della censura preventiva “per motivi di sicurezza”.

 

Essi chiedono anche che le pubblicazioni di Hong Kong e Macao possano circolare in libertà anche nella Cina e che venga cambiato lo scopo del dipartimento della propaganda: da censore e manipolatore delle notizie sul web e sui giornali, a difesa di membri corrotti del governo, a sostenitore della stampa e della sua accuratezza mettendo fine alla chiusura di testate, licenziamento di redattori e capi-redattori, arresto di giornalisti, ecc…

 

La lista dei primi 23 firmatari è la seguente:

 

Li Rui, già vicecapo del dipartimento di organizzazione del Partito e segretario di Mao Zedong

Hu Jiwei, già capo redattore del Quotidiano del Popolo

Yu You, già vice-capo redattore del China Daily

Li Pu, già vice-presidente della Xinhua

Zhong Peizhang, già capo dell’Ufficio stampa del Dipartimento di propaganda

Jiang Ping, già presidente della China University of Political Science and Law

Zhou Shaoming, già vicedirettore del dip. Politico del Comando militare di Guangzhou

Zhang Zhongpei, già capo del Palace Museum; capo del consiglio della Società archeologica cinese

Du Guang, professore alla Scuola centrale del Partito

Guo Daohui, già capo redattore del China Legal Science Magazine

Xiao Mo, già capo dell’Istituto d’arte e architettura dell’Accademia cinese delle arti

Zhuang Puming, già vicepresidente della People's Publishing House

Hu Fuchen, già capo redattore della China Worker Publishing House

Zhang Ding, già presidente delle pubblicazioni dell’Accademia delle scienze sociali

Ouyang Jin, capo redattore del Pacific Magazine di Hong Kong

Yu Haocheng, former president of Qunzhong Press

Zhang Qing, già presidente della China Film Publishing House

Yu Yueting, già presidente dellaFujian TV station

Sha Yexin , già presidente dello Shanghai People's Art Theatre

Sun Xupei, già presidente dell’Istituto di giornalismo dell’Accademia delle scienze sociali

Xin Ziling, già direttore dell’Ufficio editoriale sulla Cina contemporanea

Tie Liu, editore privato

Wang Yongcheng, professore alla Shanghai Jiaotong University

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