Nel nord est della Cina avanza il deserto

Un'errata politica agricola e un eccessivo sfruttamento delle risorse hanno fatto aumentare le aree desertiche e le tempeste di sabbia e polvere, che colpiscono anche Coree e Giappone e possono attraversare l'Oceano. Ora il Governo cerca di fermare il deserto.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – In Cina si espande il deserto settentrionale e sono sempre più violente le tempeste di polvere sollevate dai venti siberiani, che spazzano l'intera Asia settentrionale.

I deserti nord occidentali avanzano verso il centro nord e verso Pechino, alla velocità di 3.650 kmq l'anno. In Cina 1,74 milioni di kmq sono già deserti o desertificati: il deserto copre circa il 18% dell'intera Nazione e un altro 4% è in via di desertificazione. Secondo l'Onu, 400 milioni di cinesi vivono in terre minacciate dalla desertificazione.

Sotto accusa anzitutto la politica agricola di 50 anni: coltivazione, pascolo, deforestazione e irrigazione sono avvenuti senza considerare le conseguenze. La deforestazione ha permesso alle dune di sabbia, alte oltre 400 metri, di espandersi e invadere i terreni cacciando gli abitanti.

Secondo Wang Tao, direttore generale dell'Accademia cinese delle scienze, l'ecosistema è stato danneggiato dallo sfruttamento intensivo della pastorizia e delle coltivazioni. Le greggi hanno pascolato ovunque distruggendo piante e arbusti: Cina e Stati Uniti hanno analoghe capacità di allevamento, ma Pechino ha 339 milioni di pecore e capre, rispetto ai 7 milioni degli Stati Uniti. Le frequenti arature hanno sollevato masse di terra che ogni primavera i venti siberiani portano via e spargono ovunque come polvere gialla. I canali di irrigazione hanno sfruttato in modo eccessivo i bacini d'acqua, rendendo più arido l'ambiente circostante; quando poi il deserto avanza, i canali sono abbandonati e si ostruiscono.

L'eliminazione delle foreste e la maggior quantità di polvere causa anche un aumento del numero e della violenza delle tempeste di sabbia. Il 16 aprile 2006 Pechino è stata colpita da un tempesta che si ritiene abbia trasportato 330 mila tonnellate di sabbia e polvere gialla, che poi ha proseguito verso la penisola Coreana. I testimoni raccontano che "il cielo era giallo" e che "l'aria era tanto densa da far soffocare". Quando arrivano forti tempeste, a Pechino, Tianjin, Seoul e altrove sono chiusi aeroporti e scuole e la gente rimane a casa. Talvolta sono sospesi trasporti e forniture d'acqua; la polvere ostacola i segnali di telefoni cellulari, radar, tv e radio.

Queste tempeste colpiscono poi le Coree e il Giappone e, con favorevoli condizioni atmosferiche, possono attraversare l'Oceano Pacifico e far piovere la polvere gialla su Stati Uniti e Canada, come nell'aprile 2001. Secondo John Barnes, capo dell'Osservatorio Mauna Loa alle Hawaii, da alcuni anni questa polvere contiene sostanze chimiche e tossiche, come il mercurio, un sotto prodotto della combustione del carbone. I venti primaverili – dice – sollevano la polvere anche per km e, con forti correnti e in assenza di pioggia, valicano l'Oceano in 4-5 giorni. E' anche difficile prevedere l'arrivo delle tempeste di polvere, guidate da mutevoli condizioni atmosferiche. Tra febbraio e maggio 2006 ce ne sono state 10 su Pechino e 7 sono arrivate nella Corea del Sud.

"Non possiamo fermare il deserto – dice Wang – possiamo solo tentare di proteggere il terreno e aumentare la vegetazione. Questo potrà diminuire la violenza e il numero delle tempeste di polvere, ma non eliminarle".

Quest'anno la situazione è aggravata dall'eccezionale siccità, che secondo dati ufficiali colpisce 17,6 milioni di ettari di terreno agricolo, il 21% in più rispetto al 2005.

Ora Pechino adotta misure di emergenza, sollecitando nuove modalità di coltivazione e allevamento e con una politica di riforestazione. Tra le attività leader si segnala il "Progetto Vallerani", a Balinzuoqi nella Mongolia interna, finanziato dal  ministero dell'Ambiente e per la tutela del territorio. Il Progetto adotta nuove modalità di coltivazione e speciali aratri e altri apparecchi che rendono la terra più capace di raccogliere l'acqua piovana, diminuiscono costi e mano d'opera e consentono una rapida e capillare riforestazione. (PB)

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