Nuovi attacchi ai media Usa, il premier cinese minimizza

Dopo il New York Times anche il Wall Street Journal, e tutti i corrispondenti stranieri a Pechino, denunciano nuovi attacchi cibernetici di matrice cinese. Li Keqiang chiede “collaborazione” fra Stati Uniti e Cina, ma il governo non commenta le accuse dei media.

Pechino (AsiaNews) - La "guerra cibernetica" fra Cina e Stati Uniti sembra destinata ad aumentare di volume e consistenza. Dopo il New York Times, infatti, anche il Wall Street Journal ha denunciato attacchi attraverso internet di matrice "chiaramente cinese". Nel mirino anche i corrispondenti stranieri che lavorano a Pechino. Peter Ford, presidente dell'Associazione stampa estera in Cina, denuncia: "Sono incidenti continui. Negli ultimi due anni, diversi dei nostri membri hanno denunciato ripetuti tentativi d'installare malware nei loro computer".

Per molti reporter a Pechino i tentativi di infiltrazione nel computer, violazione e clonazione dell'indirizzo e-mail sono diventati una parte inevitabile del lavoro. "Dai per scontato che le e-mail vengano lette e le telefonate siano ascoltate", afferma un giornalista americano. Ford spiega che secondo i consulenti dell'Associazione stampa estera gli attacchi informatici sono di origine cinese, ma che le autorità di Pechino "non sembrano mai aver preso sul serio queste denunce".

Da parte sua, l'esecutivo cerca di calmare le acque tramite il nuovo primo ministro Li Keqiang. Incontrando Ed Royce, presidente del Comitato per gli affari esteri della Camera dei rappresentanti, Li ha dichiarato che "i due Paesi dovrebbero lavorare insieme sulle materie di interesse comune". Senza fare un riferimento preciso alle accuse di pirateria informatica mosse dai due quotidiani statunitensi, Li ha aggiunto che Cina e Stati Uniti devono "aumentare la fiducia reciproca e gestire insieme differenze attriti".

 

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