Obama a Tokyo irrita Pechino: Sulle isole contese, noi stiamo con il Giappone

Per la prima volta in assoluto, un presidente americano interviene in maniera diretta sulla questione delle Senkaku/Diayou, isolette contese da Cina e Giappone. Per il leader americano, in visita nel Sol Levante, queste "rientrano nell'accordo di sicurezza congiunto" stipulato da Tokyo e Washington. Pechino risponde: "Sbagliato e ingiusto, è un atteggiamento da Guerra fredda".

Tokyo (AsiaNews) - Le Senkaku/Diaoyu, isolette disabitate nel Mar cinese orientale contese da Cina e Giappone, "rientrano nel Trattato bilaterale di sicurezza stipulato da Stati Uniti e Giappone e quindi sono sotto l'amministrazione nipponica". Lo ha dichiarato questa mattina il presidente americano Barack Obama, in visita ufficiale a Tokyo nel corso di un tour asiatico che lo porterà anche in Corea del Sud, Malaysia e Filippine. Obama è il primo presidente statunitense a intervenire in maniera diretta sulla questione, che agita da decenni i rapporti fra Tokyo e Pechino.

Secondo il leader democratico "la politica americana è chiara. Le isole Senkaku sono amministrate dal Giappone e quindi rientrano nell'articolo 5 del Trattato di mutua cooperazione e sicurezza stipulato da Washington e Tokyo. Quindi ci opponiamo a ogni intervento unilaterale teso a minare l'amministrazione nipponica di queste isole". Il Trattato è stato stipulato nel 1960 e impone l'intervento armato degli Stati Uniti in caso di attacco militare contro i territori giapponesi.

Immediata la replica di Pechino. Il portavoce del ministero cinese degli Esteri Qin Gang ha dichiarato: "La cosiddetta alleanza di sicurezza nippo-americana è un accordo bilaterale stipulato durante la Guerra fredda. Non dovrebbe essere usato per danneggiare la sovranità e i legittimi interessi della Cina nell'area. Ci opponiamo in maniera risoluta a questa decisione".

Lo scontro fra Cina e Giappone per la sovranità delle isole va avanti da decenni, ma si è acuito negli ultimi 3 anni. Nel settembre del 2011 l'acquisizione da parte di Tokyo di 3 delle 5 isolette da un privato ha scatenato infatti la furia di Pechino, che ha lanciato una campagna politica e militare per rivendicare la propria sovranità sull'area. Nella contesa è presente anche Taiwan, che ha proposto ai contendenti di "sfruttare insieme, senza parlare di proprietà, le ricchezze locali".

Non è chiaro il valore dell'arcipelago. Si pensa che esso abbia anzitutto un valore strategico, trovandosi sulla rotta delle più importanti vie marittime; altri affermano che oltre alle acque ricche di pesca, nel sottofondo marino vi siano sterminati giacimenti di gas. Nel 2008, come gesto di distensione, i due governi hanno firmato un accordo per lo sfruttamento e la ricerca congiunti nell'arcipelago, che tuttavia è rimasto lettera morta.

La posizione di Obama punta a limitare anche le altre pretese territoriali di Pechino. Oltre alla lotta nel Mar cinese orientale per la sovranità sulle isole Senkaku/Diaoyu e con le Filippine per le Scarborough Shoal, nel Mar Cinese meridionale Pechino si vuole arrogare la sovranità delle Spratly e delle isole Paracel, oggetto di rivendicazioni territoriali dei governi di Vietnam, Brunei, Filippine, Malaysia e Taiwan. Le isole, quasi disabitate, sono assai ricche di risorse e materie prime. L'egemonia riveste un carattere strategico per il commercio e lo sfruttamento di petrolio e gas naturale nel fondo marino, in un'area strategica per il passaggio dei due terzi dei commerci marittimi mondiali. 

 

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