Pechino: Hu Jia è un “criminale”, non merita il Premio Nobel

La Cina cerca di infangare l’attivista democratico più famoso nel Paese, accusando il Comitato di Stoccolma di possibile “interferenza” nella giustizia e negli affari interni cinesi. Le stesse proteste sono avvenute nel 1989, quando il Premio Nobel è stato dato al Dalai Lama.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Hu Jia, l’attivista per i diritti umani nominato per essere insignito del Premio Nobel è solo “un criminale”. Dare il premio a lui equivale a un interferenza negli affari legali del Paese. Così la Cina, per bocca di Qin Gang, portavoce del ministero degli esteri, ha commentato le voci secondo cui Hu, condannato a 3 anni e mezzo di prigione per aver diffuso notizie su internet inneggianti alla democrazia, potrebbe ricevere il premio internazionale.

“Tutti sanno che tipo di persona è Hu Jia”, ha detto Qin Gang. “Egli è un criminale, processato e condannato alla prigione dalla giustizia per incitamento alla sovversione contro il potere dello Stato”. “Se essi premiano una tale persona – ha continuato - ciò sarebbe una rozza interferenza negli affari interni della Cina e [un attentato] all’indipendenza della giustizia”.

Hu, 35 anni, è stato arrestato nel dicembre scorso e condannato da un tribunale a 3 anni e mezzo di prigione per “sovversione contro lo Stato”. Secondo i giudici, a suo carico vi sono alcuni articoli pubblicati su internet che rivelano i suoi “rapporti con le potenze straniere, tesi a screditare l’immagine della Cina”. Hu è noto in tutto il Paese per le sue battaglie a favore dei malati di Aids e per il suo impegno contro la diffusione del virus Hiv. Ha sempre combattuto per uno sviluppo democratico della Cina, per un’assoluta libertà religiosa nel Paese e per una revisione della situazione del Tibet, che “dovrebbe essere libero di decidere del suo futuro”.

Con il tempo egli è diventato anche una sorta di punto centrale della dissidenza cinese: ha raccolto articoli, preparato ricorsi legali e presentato alla comunità internazionale l’opera di tutti gli altri oppositori del regime cinese. Ha collaborato con i media stranieri e con le ambasciate, fornendo materiale sulle violazioni ai diritti umani commesse dal Partito comunista.

Nel 1989 il Premio Nobel è stato dato al Dalai Lama, il leader tibetano in esilio, inviso a Pechino. Anche allora la Cina ha criticato la decisione del Comitato  di Oslo, che sovrintende alla assegnazione.

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