Pechino non riesce a imporre una politica antinquinamento

Le “crisi ambientali” sono continue: nel Jiangsu in un mese milioni di persone senz’acqua potabile, a Guangzhou tutte le piogge sono acide e distruggono i raccolti. L’Amministrazione per il controllo ambientale (Sepa): le autorità locali proteggono le fabbriche e Pechino non riesce a intervenire.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Continue piogge acide a Guangzhou (Guangdong). Acqua potabile inquinata nel Jiangsu. Nonostante le dichiarazioni dei leader, la Cina non appare adottare misure efficaci contro l’inquinamento, che soffoca campagne e città e causa perdite economiche gravissime e centinaia di migliaia di morti.

Secondo i meteorologi, a Guangzhou e in altre grandi città del Guangdong nei primi mesi del 2007 le piogge sono state sempre acide, a causa delle emissioni di biossido di zolfo delle fabbriche e degli scarichi dei veicoli.  Wu Dui, ricercatore a Guangzhou,  spiega che dal 2000 oltre il 70% delle precipitazioni sulla città sono state acide. Queste piogge aumentano l’acidità del suolo e causano la riduzione dei raccolti e la morte di animali, come pure danneggiano palazzi e siti storici perché nuocciono a legno, metalli e vernici. Dal 1996 al 2000 nel Guangdong hanno causato danni per 4 miliardi di yuan (525 milioni di dollari).

Nella contea di Shuyang (Jangsu) il 2 luglio oltre 200mila persone sono rimaste per due giorni senz’acqua potabile, che d’improvviso è diventata scura e maleodorante. L’agenzia statale Xinhua spiega che il fiume Xinyi, che fornisce l’acqua, è inquinato dagli scarichi delle fabbriche chimiche dello Shandong. L’acqua è stata diluita attingendo dal lago Hongze nell’Anhui e il contenuto di azoto e ammoniaca è tornato “nei limiti consentiti”. Il mese scorso oltre 2 milioni di persone sono state per giorni senza acqua potabile nella vicina Wuxi (Jiangsu).

Uno studio preliminare della Banca Mondiale stima che l’inquinamento dell’aria e dell’acqua causa in Cina almeno 460mila morti l’anno.

Esperti osservano che la campagna antinquinamento nel Paese, da tre anni portata avanti soprattutto dall’Amministrazione statale per la protezione ambientale (Sepa) e dal suo vicedirettore Pan Yue, di fatto ha portato solo a interventi isolati senza ottenere un sostanziale miglioramento. Gli impianti chiusi o denunciati hanno presto ripreso l’attività, per il sostegno di gruppi politici ed economici.

“Gli interventi [su casi specifici] non risolveranno il vero problema – dice Pan al China Youth Daily – senza un diretto impegno del sistema politico e legislativo”. La lotta contro l’inquinamento idrico “è un importante esame della capacità del governo di decidere e realizzare politiche macroeconomiche e promuovere l’armonia sociale”. Wang Canfa, esperto dell’Università di Cina di Scienze politiche e diritto, ammette che “negli ultimi anni ci sono state solo misure [antinquinamento] temporanee”, spesso assunte a seguito di disastri ambientali. Invece “occorrono meccanismi flessibili per operare in via ordinaria [quel controllo] che la Sepa cerca di applicare da anni”.

Huo Daishan, attivista ambientale, conferma che le autorità locali non applicano le indicazioni di Pechino. Occorre – aggiunge – che nelle principali decisioni in materia ambientale sia coinvolta la popolazione, che oggi subisce le conseguenze di politiche locali che “ignorano” le leggi in materia. (PB)

Rubriche

Asia Today
Ecclesia in Asia
Indian Mandala
Lanterne rosse
Mondo russo
Porta d'Oriente

AsiaNews Weekly
Le notizie dall'Asia che contano

Iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana notizie verificate, analisi e approfondimenti dai Paesi asiatici.

Iscrivitialla newsletter
P.I.M.E. Centro Missionario
Agenzia Fides
P.I.M.E. Brasil
Radio Mondo
Mondo e Missione
P.I.M.E. U.S.A.
TV 2000