Pechino pronta a varare legge ‘anti-sanzioni’: nel mirino Usa ed Europa

La leadership del gigante asiatico risponde alle misure punitive di Washington e degli europei per quanto accade a Hong Kong e nello Xinjiang. Una versione cinese del Magnitsky Act degli Usa. Biden metterà al bando 59 compagnie cinesi del settore difesa e sorveglianza tecnologica. Il caso Huawei.

di Emanuele Scimia

Pechino (AsiaNews) – Il comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo (Anp) si appresta a varare una legge per rispondere alle sanzioni imposte da altre nazioni al Paese. Lo ha rivelato l’agenzia statale Xinhua, sottolineando che il provvedimento è stato approvato ieri in prima lettura; il voto finale è previsto il 10 giugno, nella giornata conclusiva della prima riunione plenaria della 29ma sessione del Parlamento cinese.

Con la legge “anti-sanzioni”, Pechino vuole dare veste legale alle sue contromisure contro le azioni punitive adottate nei suoi confronti da Stati Uniti, Unione europea e i loro alleati. Il riferimento è alle sanzioni imposte da Washington, Ue, Gran Bretagna e Canada a funzionari, entità e organi statali cinesi implicati nella repressione degli uiguri e di altre minoranze musulmane dello Xinjiang. La Cina ha risposto con controsanzioni che hanno colpito soprattutto europarlamentari e politici britannici.

Secondo diversi osservatori, la leadership cinese punta a dotarsi di una propria versione del Magnitsky Act e dell’EU Global Human Rights Sanctions Regime, che permettono al governo Usa e alle autorità Ue di imporre misure extraterritoriali per sanzionare Paesi o individui che commettono violazioni dei diritti umani.

L’approvazione finale della nuova normativa da parte dell’Anp dovrebbe arrivare dopo che il 3 giugno Joe Biden ha firmato un ordine esecutivo con cui lancia una nuova sfida a Pechino. Esso vieta a compagnie ed entità Usa di investire in 59 imprese cinesi dell’industria della difesa e della sorveglianza tecnologica.

Il bando, che entrerà in vigore dal 2 agosto, si aggiunge ad altri divieti introdotti dall’amministrazione Biden e da quella Trump. Il più eclatante è quello adottato contro Huawei, il gigante cinese della telefonia, accusato da Washington di spiare per conto delle Forze armate e dell’intelligence del proprio Paese.

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