Pechino rinvia “a data da destinarsi” il processo contro Zhou Yongkang

L’ex potentissimo “zar della sicurezza nazionale” sarà il primo membro del Politburo – in carica o emerito – a finire alla sbarra in Cina. Il rinvio della data scatena le speculazioni: il politico avrebbe ritirato la sua confessione oppure potrebbe aver deciso di collaborare con le indagini, implicando nei reati personaggi di primo livello.

Pechino (AsiaNews) – Il processo contro Zhou Yongkang, l’ex potentissimo “zar della sicurezza nazionale” cinese, è stato rinviato a data da destinarsi. Alcune fonti del South China Morning Post confermano che il procedimento avrebbe dovuto iniziare alla fine di aprile 2015. Lo spostamento ha dato origine a una serie di speculazioni politiche che comunque confermano la vulnerabilità delle accuse mosse dallo Stato.

L’inchiesta contro Zhou si è aperta nell’agosto del 2013, un anno dopo il suo ritiro dalla vita politica attiva, e rientra nella campagna “contro le tigri e le mosche” della corruzione lanciata dal presidente Xi subito dopo la sua presa di potere. L’ex “zar” è accusato di aver intascato “enormi tangenti” durante tutta la sua carriera: egli è stato vice direttore generale della China National Petroleum Corporation; capo del Partito comunista del Sichuan; capo del ministero della Pubblica sicurezza e capo della Commissione centrale politica e per gli Affari legali.

Secondo il comunicato ufficiale del Procuratorato, pubblicato lo scorso 3 aprile 2015, “l’abuso di potere compiuto da Zhou ha portato enormi perdite nei fondi pubblici e ha danneggiato in maniera seria gli interessi nazionali e pubblici, causando un impatto sociale negativo”. Tuttavia, gli inquirenti non hanno dato informazioni sull’accusa di aver svenduto segreti di Stato.

 A fronte di queste accuse rischia la pena di morte. Secondo alcuni analisti, proprio questa sentenza potrebbe averlo convinto a collaborare con le indagini o a portare avanti una tattica delatoria nei confronti di personaggi di altissimo livello nella società e nella politica cinese. Zhang Lifan, commentatore politico di Pechino, aggiunge: “Se Zhou ha colto nel tribunale la volontà di condannarlo a morte, potrebbe anche aver deciso di ritrattare la confessione alla base del suo arresto”. 

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