Per commemorare il massacro del 4 giugno, la Cina arresta altri dissidenti

In vista dell’anniversario del massacro di Piazza Tiananmen, numerosi attivisti e democratici sono messi agli arresti domiciliari o scomparsi. Da febbraio Pechino ha arrestato centinaia di dissidenti, per timore di proteste stile Rivoluzione dei gelsomini.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Pechino arresta dissidenti e democratici, alla vigilia dell’anniversario del massacro di piazza Tiananmen del 4 giugno1989, quando l’esercito sparò su dimostranti pacifici uccidendone migliaia. Da febbraio è in atto la peggiore repressione contro i dissidenti, almeno dal 1998.

Il dissidente He Depu e lo scrittore Liu Di in questi giorni sono stati messi agli arresti domiciliari, sotto stretta sorveglianza, come denuncia il gruppo per la difesa dei diritti Chinese Human Rigths Defenders.

Il 1° giugno il dissidente di Pechino Cha Jianguo è stato “ammonito” dalla pubblica sicurezza di non scrivere articoli o fare interviste per il 4 giugno. Un’auto della polizia staziona davanti alla sua abitazione. Anche molti altri attivisti di Pechino, dice il Chrd, sono stati avvertiti di non scrivere articoli o partecipare ad iniziative di commemorazione, come Xia Yelinag, professore di economia all’Università Pechino. Zhang Chao, scrittore su internet, il 30 maggio è stato interrogato per ore dalla polizia.

Sempre il 1° giugno Zhao Lianhai, difensore dei diritti dei bambini malati per il latte alla melamina, è stato fermato dalla polizia di Pechino mentre era a passeggio con la famiglia e tenuto per 4 ore in un bar senza spiegazioni. Tornato a casa, ha scoperto che l’elettricità è stata tagliata.

Invece il dissidente Gao Hongming è “scomparso”, come pure gli attivisti di Guiyang Chen Xi, Liao Shuangyuan e Wu Yuqin

Ma arresti e intimidazioni sono in atto nell’intera Cina. Il 31 maggio la polizia ha “sequestrato” da casa il dissidente Zhang Jiankang a Xi’an, Shaanxi.

Il 2 giugno sono risultati agli arresti domiciliari l’artista Chen Yunfei a Chengdu e il dissidenti Qin Yongmin a Wuhan. Li Renke di Guiyang è stato portato dalla polizia a “fare una gita” fuori città. Dang Guan dell’Anhui è stato fermato dalla polizia mentre andava a Guangzhou e riportato indietro.

Il 30 maggio la polizia ha interrogato He Shilin, che a Hangzhou si è presentato come candidato indipendente per il parlamento centrale.

A questi vanno aggiunti le centinaia di dissidenti arrestati da metà febbraio, per timore che anche in Cina si propagasse la Rivoluzione dei gelsomini. Molti di loro sono ancora in carcere o agli arresti domiciliari, altri stati trattenuti per settimane senza accuse e senza possibilità di difendersi. Altri sono “spariti”, rapiti dalla polizia e pure trattenuti per giorni e settimane. Chrd denuncia che non riesce a mettersi in contatto con quelli che sono stati arrestati e poi rilasciati. La zona intorno alla casa dell’attivista Chen Guangcheng a Shuanghou, contea di Linnan città di Linyi, agli arresti domiciliari dal settembre 2010 dopo un periodo in carcere, è sbarrata da un pesante cordone di polizia.

Intanto il 1° giugno l’attivista per i diritti umani Li Shuangde (nella foto), detenuto da marzo, è stato condannato, al termine di un processo durato 20 minuti, a 4 mesi di carcere e 20mila yuan di multa per “truffa tramite carta di credito”. Ran Tong, l’avvocato di Li, ha sempre ritenuto l’accusa “infondata”, ma nell’imminenza del processo egli è stato revocato e gli hanno detto che Li si è dichiarato colpevole.

Le repressione continua anche contro chi difende i diritti civili. L’autore di petizioni Feng Dacheng, di Fangchenggang (Guangxi), è stato arrestato per “ostruzione contro attività ufficiali” per essersi recato a presentare una petizione a Pechino contro espropri di terre nel suo villaggio. Feng il 21 aprile 2010, durante scontri tra i residenti e la polizia per un esproprio, fu colpito da 11 proiettili di gomma e ha passato 40 giorni in ospedale.

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