Per la protesta popolare il governo “sposta” un impianto inquinante

La popolazione di Xiamen protesta a lungo in modo pacifico contro un nuovo impianto petrolchimico. Dopo oltre un anno Pechino “cede” e lo costruisce altrove. La popolazione considera l’inquinamento un grave pericolo, in contrasto con le autorità favorevoli a nuove industrie.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Pechino si “piega” alla protesta popolare e rinuncia a realizzare un nuovo impianto petrolchimico a Xiamen (Fujian). Qui nel giugno 2007 gli abitanti si sono mobilitati in massa per timore dell’inquinamento per le tossine provenienti dalle sostanze usate per realizzare poliesteri e stoffe, come lo paraxilene.

I residenti all’epoca hanno anche inviato innumerevoli messaggi telefonici ai responsabili per l’ambiente a Pechino, accusando il governo locale di non considerare le conseguenze inquinanti. Non è bastata la ripetuta assicurazione dei funzionari che l’impianto era del tutto sicuro.

Ora il ministro per l’Ambiente ha approvato che il complesso petrolchimico da circa 14 miliardi di yuan sia costruito a Zhangzhou, circa 50 chilometri a occidente. La notizia è stata data senza commenti, né delle autorità, né della ditta Tenglong Aromatic Hydrocarbon Company responsabile del progetto. Di certo in questa città non risulta esserci un’opposizione organizzata come a Xiamen.

Il rapido sviluppo industriale ha reso la Cina il Paese più inquinato al mondo, pur non avendo il benessere dei Paesi occidentali. L’80% della popolazione considera l’inquinamento di aria e acque “il più grave pericolo” della nazione e recenti studi indicano un aumento di malattie e difetti congeniti. Invece le autorità locali vedono di buon occhio nuovi insediamenti industriali perché creano nuovi posti di lavoro e aumentano la ricchezza economica.

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