Porti, finanziamenti e assistenza: Colombo accelera sulla via di Pechino

Il governo dello Sri Lanka ignora gli avvertimenti degli Stati Uniti e le preoccupazioni dell’India in termini di sicurezza. L’ultimo finanziamento, di quasi 400 milioni di dollari, vuole sostenere la realizzazione di un complesso portuale nella capitale. La Cina leader globale nel settore del commercio marittimo.

di Arundathie Abeysinghe

Colombo (AsiaNews) - Per contrastare la crisi economica, Colombo snobba gli allerta di alleati e Paesi vicini puntando ad un abbraccio sempre più stretto con la Cina. Ignorati gli avvertimenti degli Stati Uniti, secondo cui alla base delle difficoltà dello Sri Lanka vi è la dipendenza da Pechino e i suoi mega progetti infrastrutturali (che rappresentano un problema in termini di sicurezza per l’India), i vertici di governo spingono sull’acceleratore. L’obiettivo è ottenere nuovi finanziamenti e assistenza sulla via della Belt and Road Initiative (Bri), come emerge dall’ultimo investimento sottoscritto a maggio con la China Merchants Group per un complesso portuale logistico nella capitale del valore di 392 milioni di dollari.

Lanciato nel 2014 e da ultimare entro il 2041, il porto di Colombo richiede investimenti per 15 miliardi di dollari, intende rivaleggiare con Dubai ed è solo l’ultimo di una serie di grandi progetti infrastrutturali di Pechino nello Sri Lanka. Del resto la Cina annovera sul proprio territorio alcuni fra i più importanti e connessi porti commerciali del mondo e ne possiede o controlla direttamente almeno 10 fra i primi 100 del pianeta. A questi se ne sommano molti altri di dimensioni inferiori sulle coste e all’interno, necessari per sostenere la catena dell’export. 

Interpellato da AsiaNews l’economista Viraj Samarakoon sottolinea come “secondo il Liner Shipping Connectivity Index (Lsci) che valuta i Paesi e i rispettivi porti container” la Cina è leader nel settore con “circa l’80% del commercio globale che muove via mare”. Ecco perché, aggiunge, per Pechino è diventato “fondamentale” attingere alle reti di navigazione marittima, come parte di “un piano più ampio di sviluppo trainato dal settore dell’esportazione”. 

Gli studiosi Samantha Hewapathirana e Anuradha Wijetillake ritengono che “gli sforzi di Pechino per modellare la connettività marittima globale non finiscono ai confini della Cina. E la portata delle attività ha sollevato domande sui potenziali impatti nei Paesi beneficiari, comprese le implicazioni più ampie della crescente influenza economica”. Esempio ne è il porto di Hambantota ceduto in leasing a una società statale cinese per ripianare (o ridurre) parte del debito di Colombo con Pechino: una decisione che ha suscitato preoccupazioni per l’influenza economica cinese e i potenziali rischi per i Paesi più piccoli nel firmare costosi accordi di sviluppo con la Cina”.

Voci critiche ricordano le accuse mosse contro Pechino in tema di sovranità territoriale. L’economista Sanuth Wijewardena spiega che “dal 2021 lo Sri Lanka ha subito alti deficit fiscali, con livelli di inflazione senza precedenti e picchi nei prezzi delle materie prime di base ed essenziali, comprese le medicine. A causa delle riserve estere esaurite, Colombo ha annunciato che avrebbe sospeso i pagamenti del debito estero nell’aprile 2022”. All’epoca il valore “era di 34,8 miliardi di dollari, la metà dei quali prestiti di mercato. I maggiori creditori - conclude - erano Cina, Banca asiatica di sviluppo e la Banca mondiale”.

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