Preoccupa Pechino la protesta studentesca per il caro-mensa

A settembre a Guangzhou decine di migliaia di studenti hanno boicottato la mensa per l’aumento dei prezzi. La protesta, organizzata in poche ore tramite internet, spaventa le autorità, che “congelano” i prezzi e vietano qualsiasi notizia. Esperti: per l’imminente congresso del Pc, Pechino vuole impedire “disordini”.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Quando 18mila studenti dell’università della Tecnologia del Guangdong hanno “disertato” la mensa universitaria, il 17 settembre, volevano solo protestare per l’aumento dei prezzi. Ma è diventato un caso nazionale e le autorità hanno ordinato il “silenzio stampa” ai media e in internet.

Tutto è cominciato quando, alla ripresa delle lezioni, i piatti della mensa erano aumentati anche di uno yuan: è molto per pietanze sempre costate circa 1,5-2 yuan. Fang Lan spiega al South China Morning Post che la sua famiglia, nelle povere regioni montane del Guangdong, ha un reddito annuale tra i 3 e i 4mila yuan e le sole tasse dell’università sono di circa 6.600 yuan l’anno. Per pagarsi gli studi lavora part time come insegnante, ma le è difficile spendere anche soltanto “queste altre centinaia di yuan l’anno per mangiare. E ho paura che i prezzi [della mensa] aumentino ancora”.

Per protesta, qualcuno ha proclamato un giorno di “boicottaggio” della mensa, annunciandolo con mesaggi su internet e nei siti delle chat. Si calcola che abbiano aderito circa 18mila studenti, i due terzi degli iscritti alla facoltà, e a mensa sono andati soprattutto studenti del primo anno, che non sapevano dove mangiare altrimenti. Hanno aderito alla protesta anche molti studenti di altri corsi: a Guangzhou ci sono 10 università, ciascuna con circa 150mila iscritti. Preoccupato per il successo della protesta, l’ufficio propaganda del Guangdong ne ha “vietato” qualsiasi notizia e dai siti web ne è stata cancellata ogni traccia. Ancora oggi se si cerca su internet con parole chiave come “Guangzhou University Town No-Canteens” (no-mense) può comparire l’avviso che “il contenuto che cerchi è stato rimosso”.

Gli studenti raccontano che, la sera stessa della protesta, le autorità scolastiche hanno chiesto agli studenti membri del Partito comunista di mangiare a mensa nei giorni successivi e portare ciascuno con sé due membri del Pc non studenti. Per giorni è stato preso il nome degli studenti che hanno mangiato a mensa. E’ stato ordinato alle mense di tornare ai vecchi prezzi, pur mantenendo identiche qualità e quantità del cibo; poiché ciò significa lavorare in perdita, è stata loro promessa la diminuzione dei costi di affitto, acqua, elettricità e delle imposte. Sono stati istituiti sussidi temporanei per alcuni studenti, specie per i più poveri.

Le autorità sono preoccupate per la rapidità e facilità di organizzazione della protesta, tramite i messaggi istantanei su internet che non lasciano traccia. Specie se gli studenti usano i computer dell’università, così da impedire l’individuazione di chi lancia la notizia.

Il professor Yuan Weishi dell’università Sun Yat-sen, osserva che è imminente il 17mo congresso del Partito comunista e “le proteste studentesche minacciano la stabilità sociale, che è una delle principali preoccupazioni del governo” centrale.

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