Prigione per 15 anni al blogger Chen Jieren: ha ‘denigrato’ il Partito accusandolo di corruzione

Deve anche pagare una multa di 7 milioni di yuan (circa 1 milione di euro). Condannato anche suo fratello Chen Weiren a 4 anni di prigione e una multa di 10mila yuan. Un avvertimento all’informazione libera di blogger e giornalisti indipendenti. La Cina al 177mo posto (su 180) per la libertà di stampa.

di Wang Zhicheng

Pechino (AsiaNews) – La corte di Guiyang (Hunan) ha condannato a 15 anni il giornalista-blogger Chen Jieren per aver “denigrato” il Partito comunista cinese, avendo spesso accusato di corruzione i suoi leader. La sentenza è stata emanata lo scorso 30 aprile. Con lui sono stati condannati anche suo fratello Chen Weiren e una collega Liu Min. Tutti loro hanno lavorato in due blog, diffusi su Wechat e Weibo, in cui essi pubblicavano notizie, inchieste, commenti sulla società cinese.

Le accuse vanno dal “creare discussioni e disordini”, a “estorsione e ricatti”, a “ricevimento di bustarelle”, a “commercio illegale”. Chen Jieren, oltre a 15 anni di prigione, è stato sanzionato con una multa di 7 milioni di yuan (circa 1 milione di euro), il fratello è stato condannato a 4 anni di prigione e una multa di 10mila yuan (circa 1300 euro). Liu Min non ha ricevuto nessuna condanna.

Secondo la corte, Che “ha usato i social per pubblicare notizie false o negative, esagerando in modo malizioso alcuni incidenti di massa [rivolte-ndr], attaccando e denigrando il Partito e il governo, gli organi giudiziari e i loro impiegati, istigando conflitti, minacciando le proprietà pubbliche e private”.

Chen Jieren era stato arrestato nel luglio 2018, dopo che egli aveva pubblicato un’inchiesta in cui denunciava la corruzione dei leader locali dell’Hunan.

Mentre egli e alcuni suoi familiari rimanevano in isolamento, nell’agosto 2018 i media statali hanno lanciato una campagna contro di lui, accusandolo di “sabotare la reputazione del Partito e del governo e danneggiando la credibilità del governo”.

Che Jieren non è nuovo alle accuse e alle punizioni. Laureato alla facoltà di Legge alla Qinghua (Pechino), egli ha lavorato come giornalista in diverse pubblicazioni dello Stato. Nel 2003 è stato licenziato dal “China Youth Daily” per aver scoperto un giro di prostituzione fra gli studenti dell’università di Wuhan; nel 2006 è stato allontanato dal “China Philanthropy Times”, perché troppo critico verso un portale governativo; nel 2011, è stato licenziato dal “Quotidiano del popolo” per essere “troppo critico verso il governo”.

Il Chrd (Chinese Human Rights Defenders), che ha diffuso la notizia della sua condanna, commenta: “La pesante sentenza inflitta a Chen è un chiaro avvertimento verso i blogger indipendenti e i [cosiddetti] cittadini giornalisti”. La Cina è uno dei luoghi dove la libertà di stampa è più a rischio: nel WorldPress Freedom Index del 2020 è al 177mo posto su 180 paesi.

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