Shifang, il governo pagherà le spese mediche dei feriti durante gli scontri

La popolazione è scesa in piazza per fermare un impianto molto inquinante e ha vinto su tutta la linea. Gli arrestati sono stati rilasciati, anche se 6 si trovano ancora in galera, e le autorità hanno bloccato il progetto. Una nuova coscienza civile prende piede in tutta la Cina.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) - Il governo della città di Shifang, nella provincia sudorientale del Sichuan, ha annunciato che pagherà le spese mediche per coloro che sono rimasti feriti durante i tre giorni di manifestazioni contro la costruzione di un impianto per la produzione di rame e molibdeno da 1,6 miliardi di dollari. Le autorità si sono impegnate a risarcire "tutti, non importa se manifestanti o semplici passanti".

Gli scontri fra la popolazione e la polizia hanno avuto effetto, dato che il governo ha annullato il progetto: i residenti locali sostengono infatti che esso avrebbe portato un aumento dei casi di cancro nella zona e del grado di inquinamento delle campagne.

La popolazione era scesa in piazza lo scorso 1mo luglio: testimoni locali confermano che nella prima serata di scontri diversi squadroni di polizia in tenuta antisommossa e dispiegamenti dell'esercito hanno occupato le zone del centro dopo aver usato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti.

Gli agenti hanno arrestato 27 manifestanti con l'accusa di aver distrutto proprietà pubbliche: di questi, 21 sono stati rilasciati nella serata di due giorni fa dalle autorità senza alcuna accusa. I 6 ancora in galera devono rispondere di lancio di oggetti contro la polizia. Tuttavia la loro posizione sembra alleggerirsi, dato che alcuni residenti continuano a manifestare per chiedere il loro rilascio.

Un 15enne della zona accusa gli agenti di violenza eccessiva: "Stavo passando per la strada quando 20 o 30 poliziotti mi sono saltati addosso. Mi hanno preso a calci mentre ero a terra per circa un minuto e sono arrivati a picchiarmi con delle sbarre".

La vittoria dei residente di Shifang segna un punto importante per il problema dell'inquinamento in Cina. Fino ad ora, le autorità comuniste locali hanno espropriato i terreni della popolazione senza pagare indennizzi per poi rivenderli a industriali privati, il più delle volte intenzionati a costruire fabbriche molto inquinanti. Ma una nuova coscienza pubblica sta prendendo piede in tutto il Paese, e le manifestazioni ottengono il loro scopo.

Il Partito sa bene che non può fermare le proteste sociali, oramai decine di migliaia ogni anno, e ha deciso di scendere a patti nei casi in cui può farlo senza perdere la faccia. Il governo centrale ha più volte ammonito i dirigenti locali di "non esagerare" in questi casi, dato che spesso sono motivati dalla corruzione, e ha ricordato loro che "è a rischio la sopravvivenza stessa del sistema di governo nazionale".

 

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