Summit Quad: un miliardo di dosi del vaccino anti-Covid per l’Asia-Pacifico

È la risposta di Stati Uniti, Giappone, India e Australia alla “diplomazia dei vaccini” della Cina. Produzione in India con tecnologia Usa, finanziamenti nipponici e logistica australiana. Pechino “sminuisce”. Vertice con i cinesi la prosima settimana in Alaska: Washington annuncia linea dura.

di Emanuele Scimia

Hong Kong (AsiaNews) – Stati Uniti, Giappone, India e Australia hanno promesso che entro fine 2022 forniranno ai Paesi del sud-est asiatico e alle nazioni del Pacifico un miliardo di dosi del vaccino contro il Covid-19. L’annuncio è arrivato ieri durante la prima riunione fra capi di Stato del Quad (Quadrilateral Security Dialogue), un forum di discussione tra i quattro governi che la Cina vede come una possibile “Nato asiatica”.

Il documento finale del summit virtuale non fa mai esplicito riferimento a Pechino, ma i punti sollevati – incluso un impegno comune in ambito tecnologico – sono una risposta alle politiche cinesi nell’Indo-Pacifico.

La “Quad Vaccine Partnership” è un’alternativa alla “diplomazia dei vaccini” della Cina. Il governo cinese ha dichiarato di voler donare il farmaco a 53 Paesi e di esportarlo in altri 27, nonostante la sua campagna di vaccinazione nazionale sia finora indietro rispetto a quella di Usa e Gran Bretagna.

Il vaccino prescelto per l’iniziativa Quad dovrebbe essere il monodose della Johnson & Johnson. Sarà prodotto dalla compagnia indiana Biological Ltd con il sostegno tecnologico di Washington, i finanziamenti statunitensi e nipponici e l’aiuto logistico dell’Australia. I quattro Paesi hanno chiarito che la distribuzione avverrà in collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità e in coordinamento con Covax, il programma mondiale per fornire i vaccini alle nazioni in via di sviluppo.

I media di Stato cinesi hanno provato a sminuire l’importanza del summit, sostenendo che i quattro membri del Quad hanno tutti agende diverse, soprattutto riguardo alla Cina. Joe Biden, Yoshihide Suga, Narendra Modi e Scott Morrison hanno affermato però di voler lavorare a favore di un Indo-Pacifico “libero e aperto, ancorato ai valori democratici”. Al termine del loro incontro, il consigliere Usa per la Sicurezza nazionale Jake Sullivan ha sottolineato che i quattro leader hanno discusso degli atti “coercitivi” di Pechino nei confronti dell’Australia, delle manovre “aggressive” dei cinesi nelle acque attorno alle isole Senkaku (amministrate da Tokyo, ma rivendiate dalla Cina) e lungo il confine con l’India.

Il 18 marzo Sullivan e il segretario di Stato Antony Blinken si incontreranno in Alaska con il ministro degli Esteri cinese Wang Yi e Yang Jiechi, la massima autorità diplomatica di Pechino. Washington ha fatto sapere ieri che oltre alle sue preoccupazioni per la repressione in atto a Hong Kong e nello Xinjiang, e a quelle per le minacce cinesi a Taiwan, i propri inviati affronteranno il tema delle tensioni tra Pechino e le altre nazioni Quad.

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