Taipei e Washington: nuovi negoziati per un trattato di libero scambio. L’ira di Pechino

Interrotti dopo l’entrata in carica di Trump, riprenderanno nelle prossime settimane. I taiwanesi hanno bisogno di intese bilaterali per superare l’isolamento regionale creato dalla Cina. La presidente Tsai Ing-wen vuole entrare anche nell’accordo multilaterale Cptpp. Governo cinese: No a patti che hanno implicazioni sulla sovranità cinese riguardo alla “regione” di Taiwan.

di Emanuele Scimia

Taipei (AsiaNews) – Taiwan e Stati Uniti riapriranno nelle prossime settimane i negoziati per la stipula di un accordo di libero scambio. Lo ha annunciato ieri sera l’Ufficio del rappresentate Usa per il Commercio, dopo l’incontro virtuale avvenuto tra l’ambasciatrice Katherine Tai e la sua controparte taiwanese John Deng.

Da tempo l’isola vuole concludere un grande accordo commerciale con Washington. Le discussioni si sono interrotte dopo il 10° incontro negoziale nel 2016, con l’inizio della presidenza Trump. Il tycoon repubblicano era scontento delle restrizioni imposte dai taiwanesi all’import di prodotti Usa, soprattutto di beni agricoli.

I taiwanesi hanno la necessità di allargare i rapporti commerciali bilaterali. A causa dell’opposizione della Cina, che considera Taiwan una provincia ribelle da riconquistare, l’isola è esclusa dai molti meccanismi regionali di cooperazione economica. Taipei fa parte dell’Organizzazione mondiale del commercio e ha concluso intese commerciali con Singapore e Nuova Zelanda.

Oltre a un patto di libero scambio con gli Stati Uniti, l’amministrazione di Tsai Ing-wen ha chiesto in via formale di entrare nella Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (Cptpp), erede della Trans-Pacific Partnership (Tpp) voluta da Obama. Al momento fanno parte del patto multilaterale Giappone, Australia, Brunei, Canada, Cile, Malaysia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam.

La maggior parte degli Stati è però restia a sottoscrivere accordi con il governo taiwanese: temono di subire l’inevitabile rappresaglia di Pechino.

Lo scorso 7 giugno il segretario di Stato Usa Antony Blinken aveva anticipato il possibile rilancio delle discussioni con Taipei. Subito dopo la sua dichiarazione è arrivata la risposta irritata del ministero cinese degli Esteri. Il portavoce Zhao Lijian ha detto in modo chiaro che la Cina si oppone a ogni intesa che ha implicazioni sulla sovranità cinese riguardo alla “regione” di Taiwan, e che vede il coinvolgimento di Paesi legati da rapporti diplomatici con Pechino.

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