Tokyo preoccupata per l’escalation militare e navale cinese

Il premier nipponico Kan conferma che i rapporti tra i 2 Paesi sono vitali, ma chiede maggiore trasparenza sulle attività militari navali cinesi. Tornati a casa i 3 giapponesi arrestati nell’ambito della polemiche per le isole Senkaku. Riprendono a ottobre i colloqui militari Cina-Usa.

Tokyo (AsiaNews/Agenzie) – Il premier giapponese Naoto Kan ha ribadito oggi in parlamento che i rapporti con la Cina sono “vitali” ma ha espresso “preoccupazione circa la mancanza di trasparenza della Cina nel rafforzare le sue capacità difensive [militari] e su come sono aumentate le sue attività marittime dall’Oceano Indiano al Mar Cinese Orientale”. Non si placano le polemiche tra i 2 Paesi, innescate dai contrasti sulle Isole Senkaku.

Oggi sono arrivati a casa i 3 giapponesi arrestati il 21 settembre per essere entrati in una zona militare cinese. I 3, dipendenti della Fujita Corp., hanno risposto che stavano preparando un progetto per recuperare armi chimiche giapponesi abbandonate in Cina alla fine della 2° Guerra Mondiale e che il loro lavoro era autorizzato.

I contrasti sono esplosi dopo che il 7 settembre un peschereccio cinese, sorpreso da due navi vedetta nipponiche presso le Isole Senkaku (Diaoyu per i cinesi), ha cercato di speronarle. Il capitano del peschereccio è stato arrestato e Pechino ha mosso proteste formali, iniziando una serie di ritorsioni contro Tokyo, fino a ottenerne il rilascio senza processo.

Le Isole, molto pescose e forse ricche di energia, sono da decenni possedute dai giapponesi, ma rivendicate dalla Cina.

Fra l’altro la Cina ha arrestato i 3 lavoratori giapponesi per presunto spionaggio, accusa molto grave, e li ha rilasciati solo ieri, alcuni giorni dopo la liberazione del capitano cinese e dopo che hanno ammesso di “avere violato la legge cinese”, come riportano organi di stampa ufficiali. Resta agli arresti domiciliari un 4° giapponese, Adamou Takahashi, che avrebbe “filmato obiettivi militari”, ma Tokyo è fiduciosa di ottenerne il rilascio “al più presto”.

Il Segretario del Capo di Gabinetto, Yoshito Sengoku, oggi ha sottolineato di nuovo che ancora “non ha avuto elementi” idonei a spiegare questi arresti.

Sempre oggi l’Amministrazione Nazionale cinese del Turismo ha emanato un avviso “ai turisti cinesi” in Giappone “di fare attenzione alla sicurezza del viaggio”. L’ammonimento arriva dopo che 2 giorni fa a Fukuoka un pullman di turisti cinesi è stato circondato da veicoli di giapponesi nazionalisti, che per circa 20 minuti lo hanno colpito e hanno gridato insulti, fino all’arrivo della polizia. Alcune scuole cinesi in Giappone hanno ricevuto minacce telefoniche.

Ora le autorità dei 2 Paesi appaiono desiderose di contenere i rispettivi eccessi nazionalistici. I ministri della Difesa delle 2 parti stanno considerando di incontrarsi in Vietnam durante una riunione internazionale fissata per il 12 ottobre, per riavviare i reciproci rapporti.

Il nodo da risolvere resta come comporre le molte dispute territoriali, che la Cina ha aperto non solo col Giappone ma con parecchi Stati dell’est e sudest asiatico. Tokyo invita al dialogo e a rimettersi a un arbitro internazionale, ma Pechino risponde sempre che non lascerà decidere ad altri  questioni che riguardano la sua integrità e sovranità territoriale”.

Intanto gli Stati Uniti annunciano la ripresa dei contatti militari con la Cina, interrotti da gennaio dopo che Washington aveva venduto armi a Taiwan. Si parla di un incontro il 14 e 15 ottobre a Pechino.

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