Una lista di luoghi di culto "legali" per "sradicare" le attività religiose illegali

La lista sarà ultimata entro due anni. Già registrati 16.140 templi e luoghi di culto buddisti e taoisti. Da 20 anni l'Onu chiede di cancellare la differenza fra attività religiose "legali" e "illegali". L'urgenza di una legge sulle religioni. Monaci taoisti e buddisti criticano la riduzione di templi e luoghi di culto in mete turistiche e fonti di reddito.

di Wang Zhicheng

Pechino (AsiaNews) - Entro due anni la Cina pubblicherà online una lista completa di luoghi di culto buddisti e taoisti registrati ufficialmente, insieme a una lista delle persone responsabili di tali luoghi. Il progetto serve per "sradicare le attività religiose illegali".

La notizia è stata data da Wang Zuoan, direttore dell'Amministrazione statale per gli affari religiosi (Sara), durante una conferenza nazionale tenutasi nella capitale il 26 dicembre scorso, riportata poi dalla Xinhua.

Wang ha detto che la Cina ha già pubblicato informazioni su 16.140 templi e luoghi di culto buddisti e taoisti in 14 province. Le informazioni comprendono nomi e indirizzi dei luoghi religiosi oltre ai nomi delle persone responsabili.

Secondo il direttore della Sara, la diffusione di questi dati "faciliterà la supervisione pubblica e preverrà attività religiose illegali praticate fuori dei luoghi legali, proteggendo i diritti legali e gli interessi dei circoli religiosi e dei fedeli".

Da decenni lo Stato cinese gestisce le attività religiose attraverso regolamenti nazionali e non con leggi ispirate alla costituzione. Pechino avoca a sé il diritto di distinguere fra attività religiose "legali", espresse in luoghi e con personale registrati, sottomessi al controllo delle associazioni patriottiche, e attività religiose "illegali", che avvengono con personale e in luoghi non registrati. Coloro che vengono colti in attività fuori del controllo del governo sono imprigionati come "criminali".  

Da almeno 20 anni l'Onu ha chiesto alla Cina di cancellare la differenza fra attività  "legali" e "illegali" perché inconsistente. Inoltre, sulla scia delle speranze di riforma suscitate dal presidente Xi Jinping, molti membri del Partito e think tank suggeriscono che vi sia una legge che precisi cosa siano le religioni e che penalizzi non le attività in quanto tali, ma i comportamenti antisociali e contro i diritti dell'uomo.

Riproponendo la differenza fra "legali" e "illegali", le dichiarazioni di Wang Zuoan sembrano voler cancellare queste idee e proposte di riforma.

Vale la pena notare che Wang Zuoan citi le due religioni considerate più vicine o addirittura parte della cultura cinese, spesso aiutate con ingenti donazioni e plausi pubblici. Ma anche in queste religioni vi sono coloro che sentono troppo soffocante il controllo del governo . Molti monaci taoisti e buddisti criticano spesso l'operato della Sara che sta trasformando molti luoghi di culto in mete turistiche e fonti di reddito, svilendo la spiritualità che si vorrebbe praticare.

 

 

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