Wen in India, il governo tibetano “gli dà il benvenuto di cuore”

Il premier cinese atterra a Delhi e saluta con il namaste. Attesi incontri bilaterali per migliorare i rapporti economici e bancari fra i due Paesi. Il premier tibetano in esilio: “È un liberale, il migliore fra i comunisti. Ci aspettiamo molto da lui”.

di Nirmala Carvalho

Delhi (AsiaNews) - Il primo ministro cinese Wen Jiabao è atterrato questa mattina a Delhi, da dove parte una visita ufficiale in India di tre giorni, e appena sceso dall’aereo ha salutato gli interlocutori con il tradizionale segno di saluto indiano: con le mani giunte al petto, ha pronunciato il namaste. La missione del premier è finalizzata a rafforzare le relazioni commerciali, in particolare nel settore dell’energia e delle banche, fra Delhi e Pechino. Al suo arrivo, un gruppo di tibetani ha manifestato contro la visita.

Ma il primo ministro tibetano in India dice ad AsiaNews: “È il benvenuto. Lui, a differenza degli altri leader comunisti, rappresenta una speranza per tutti noi”. L’unico appuntamento della giornata di oggi è una visita alla Tagore International School, dove Wen incontrerà alcuni studenti indiani che stanno imparando il mandarino. L’ultimo incontro tra Wen e il premier indiano Manmohan Singh risale allo scorso ottobre, a margine di una conferenza in Vietnam.

In quell’occasione disse che “c’è abbastanza spazio nel mondo per Cina e India”. I due Paesi sono però divisi da numerose controversie, tra cui la disputa sui confini himalayani e la presenza in India del Dalai Lama e del governo tibetano in esilio.

Samdhong Rinpoche, primo ministro dell’esecutivo tibetano con sede a Dharamsala, dice ad AsiaNews: “Diamo il benvenuto di cuore al premier cinese. Questa è la sua seconda visita in India, e noi vogliamo sottolineare come sia – all’interno della leadership comunista – il più liberale e tendenzialmente democratico. Speriamo che possa contribuire in maniera sostanziale alle relazioni sino-indiane. I suoi discorsi a favore della libertà di espressione ci confortano”.

Per il leader politico, “la politica sino-tibetana è oramai stagionata. Bisogna pensare che essa è stata formulata quasi 60 anni fa dal Pandit Jawaharlal Nehru: nei primi tempi essa è stata un successo, ma nel frattempo il mondo si è evoluto. Abbiamo bisogno di ripensarla e di ripartire da capo, tenendo conto delle evoluzioni dello scenario planetario. Tuttavia, questa è una politica che è realistica e che è ha beneficiato entrambi i lati per molto tempo”.  

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