Xi Jinping in Sudafrica, per rinforzare la collaborazione nella regione

Xi, prossimo presidente cinese, ha firmato accordi per minerali ed energia e discusso una “cooperazione strategica”. Le ditte cinesi si appoggiano a imprese locali per penetrare nel mercato africano. Il Sudafrica cerca finanziamenti per crescere e sostegno per le ambizioni politiche.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Finisce oggi la visita di tre giorni del vicepresidente cinese Xi Jinping in Sudafrica, per assicurarsi le ricche risorse minerarie e, ancor più, per investire in infrastrutture e servizi. Le banche e le aziende statali cinesi vogliono penetrare nel continente africano e acquisire una posizione di preminenza e il Sudafrica, Paese leader della zona, è un partner prezioso per facilitare l’accesso in altri Stati.

Xi, indicato da molti come il prossimo presidente cinese dopo Hu Jintao, al suo arrivo il 16 novembre ha enfatizzato la “crescente cooperazione bilaterale e la crescente confluenza di interessi” tra i 2 Paesi. Ieri ha parlato con il presidente Jacob Zuma di una cooperazione strategica tra i due Stati, soprattutto nei settori di commercio, economia, tecnologia agricola e insegnamento professionale.

La Cina dal 2009 ha soppiantato gli Stati Uniti come primo partner commerciale di Pretoria con scambi per 16 miliardi di dollari (circa 11,8 miliardi di euro, con un surplus a favore di Pechino di 2,7 miliardi di dollari). Il Sudafrica è la maggior economia africana ed esporta ogni anno minerali per circa 5,5 miliardi di dollari.

Pechino desidera minerali e petrolio africano: ieri i due Paesi hanno concordato la cooperazione nella ricerca mineraria, nell’esplorazione geologica e per l’energia sudafricana. Ma inoltre acquista partecipazioni eminenti nei settori finanziari e dei servizi del Paese. La sudafricana Standard Bank (Sb), la maggiore d’Africa, è posseduta per il 20% dalla Banca Commerciale di Cina. Andrew King, capo esecutivo per l’Asia della Sb, osserva che la costruzione di vie di trasporto (strade, ferrovie, porti) e infrastrutture elettriche in Africa è un vasto mercato potenziale per le ditte cinesi, avvantaggiate rispetto a quelle di Europa e Brasile, “perché riescono a ottenere finanziamenti” dalle banche. Tra le ditte impegnate ci sono la China Railway Construction Corp. che nel 2010 ha siglato un accordo di massima con la Sb per ricevere finanziamenti per la costruzione di ferrovie e altre infrastrutture in Africa. La Sb ha anche un accordo con la China Guangdong Nuclear Power Corp. per la realizzazione di progetti nucleari in Sudafrica. Con queste partecipazioni, Pechino intende acquisire rilievo non soltanto in Sudafrica ma nell’intero Continente.

Secondo la Banca Mondiale, l’Africa per costruire le infrastrutture necessarie per lo sviluppo deve trovare finanziamenti per 31 miliardi di dollari. Pretoria guarda alla Cina come una grande opportunità e ha riservato a Xi una grande accoglienza. Il vicepresidente Kgalema Motlanthe nell’incontro del 16 novembre (nella foto) ha auspicato che nei 3 giorni di visita fosse “svolto un lavoro per il quale in genere occorrono 5 anni”. Il Sudafrica cerca anche il sostegno politico cinese, per essere accolta nel gruppo delle economie emergenti che raccoglie Brasile, Russia, India e Cina (BRIC). Ma incontra l’opposizione degli altri membri, che rilevano che l’economia sudafricana è meno del 25% della minore di questi 4 Stati e che la sua crescita è intorno al 3% nel 2010, dato buono per l’Africa ma molto inferiore ai membri BRIC.

Dopo il Sudafrica, Xi è atteso in Angola e Botswana, altri Stati con forti rapporti commerciali con Pechino. Pechino ama raffigurarsi come un partner “alla pari” con gli Stati africani (“win-win”) e prende le distanze dai Paesi occidentali “ex colonialisti”. Peraltro la Cina è stata spesso accusata di praticare un “colonialismo economico”, depredando gli Stati africani di energia e materie prime in cambio di denaro spesso dato a leader di governi ritenuti oppressivi senza controlli sul suo utilizzo (i Paesi occidentali chiedono, invece, che sia impiegato per le esigenze della popolazione) o della realizzazione di opere ma a condizione che siano eseguite da ditte cinesi. Ngozi Okonjo-Iweala, direttore esecutivo della Banca Mondiale, ha detto che le ditte cinesi dovrebbero rendere “trasparenti” gli accordi con Paesi africani per la fornitura di minerali.

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