Xinjiang: 16mila moschee distrutte o danneggiate negli ultimi tre anni

Eliminate cupole e minareti in nome della “sinicizzazione”. Le distruzioni sono avvenute in corrispondenza del varo dei Nuovi regolamenti sulle attività religiose.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Il governo cinese avrebbe distrutto o danneggiato circa 16mila moschee nella regione occidentale dello Xinjiang, abitata da una minoranza musulmana uigura.

È quanto emerge da un rapporto reso pubblico tre giorni fa da un istituto di ricerca australiano, sostenuto dal Dipartimento di Stato Usa.

L’Istituto australiano di politica strategica, un think-tank voluto dal governo di Canberra, afferma che 16mila moschee sono state distrutte o danneggiate; molte di esse hanno subito distruzioni alle cupole e ai minareti per essere riconosciute come costruzioni “sinicizzate”. La maggior parte delle distruzioni è avvenuta infatti negli ultimi tre anni, ossia in corrispondenza dei Nuovi regolamenti sulle attività religiose, varati ufficialmente il 1° febbraio 2018.

Fra i vari doveri elencati, vi è la “sinicizzazione”, la sottomissione alla cultura cinese di pensieri, testi, immagini e costruzioni. Proprio per questo, le cupole di stile orientale e i minareti sono considerati non “sinicizzati” e per questo sono destinati ad essere sostituiti con forme “più cinesi” o ad essere completamente distrutte.  Nell’agosto 2018, la moschea di Weizhou (Ningxia) ha rischiato la distruzione.

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