Xinjiang, diritti umani: Pechino nega accesso illimitato all’Alto commissario Onu

Nella sua visita Michelle Bachelet si dovrà muovere all’interno di una “bolla” di sicurezza e senza giornalisti al seguito. La missione servirebbe ad appurare le accuse rivolte a Pechino di aver imprigionato 1,8 milioni di uiguri, kazaki e kirghisi. Per Usa e gruppi umanitari, i cinesi useranno il viaggio per coprire le atrocità.

di Emanuele Scimia

Pechino (AsiaNews) – Nella sua sei giorni di visita in Cina, che parte oggi, l’Alto commissario Onu per i diritti umani Michelle Bachelet si muoverà all’interno di una “bolla” di sicurezza per il Covid-19 e senza giornalisti al seguito. Lo ha dichiarato oggi il  ministero cinese degli Esteri.

Il governo di Pechino nega quindi alla rappresentante delle Nazioni Unite accesso pieno e illimitato nello Xinjiang. Secondo l’Onu, diverse organizzazioni umanitarie media internazionali, dal 2017 le autorità cinesi hanno imprigionato in campi di concentramento circa 1,8 milioni di uiguri, kazaki e kirghisi: minoranze turcofone di fede islamica che vivono nella regione autonoma occidentale.

Le accuse si basano sul vaglio di documenti ufficiali di Pechino e su testimonianze dirette di ex detenuti e guardie carcerarie. Esse comprendono una serie di violazioni dei diritti umani, tra cui tortura e altri trattamenti disumani, sterilizzazioni forzate, stupro e separazione forzata di minori. Denunciato anche il vasto sistema di sorveglianza creato dalle autorità cinesi per controllare gli uiguri e le altre minoranze di origine turca.

I cinesi negano ogni accusa, affermando che quelli nello Xinjiang sono centri di avviamento professionale e progetti per la riduzione della povertà, la lotta al terrorismo e al separatismo. Stati Uniti e gruppi umanitari hanno espresso dubbi sull’utilità della missione di Bachelet. Le restrizioni imposte da Pechino confermano i timori di molti osservatori, secondo cui Xi Jinping avrebbe usato la visita dell’ex presidente cilena per coprire le atrocità di cui i cinesi sono accusati.

L’ultimo viaggio in Cina di un capo dell’agenzia Onu per i diritti umani risale al 2005. Dal 2018 le Nazioni Unite e Pechino hanno negoziato in modo spesso polemico i termini dell’accesso. Da tempo Washington e le organizzazioni umanitarie criticano Bachelet per non aver mai preso una posizione più netta contro la Cina, alla luce soprattutto delle informazioni emerse sulla condizione degli uiguri e delle altre minoranze musulmane. Considerata grave anche la mancata pubblicazione di un rapporto Onu sulla situazione nello Xinjiang, pronto da settembre.

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