Caritas Corea: al Nord non solo cibo, ma istruzione e diritti umani

In Corea del Nord vi è una crisi umanitaria che comprende salute, educazione e libertà di espressione. Chiesa cattolica e attivisti promuovono “progetti mirati” e a lunga scadenza, che siano davvero efficaci. Ai rifugiati nord-coreani programmi dedicati all’integrazione.

Seoul (AsiaNews) – La crisi umanitaria in Corea del Nord “non riguarda solo l’emergenza cibo”, ma comprende una serie di “violazioni ai diritti umani di base” fra i quali “la salute, l’educazione e la libera espressione”. Per far fronte alle difficoltà, Caritas Corea e Caritas Internazionale promuovono progetti specifici per il Nord focalizzati nel settore sanitario – infrastrutture mediche e cura di pazienti affetti da tubercolosi – a cui si aggiungono la distribuzione di cibo e bevande ai malati, programmi a lunga scadenza e progetti pilota nel campo sociale per minori e disabili.

Di recente il World Food Program (Wfp) ha denunciato “una grave crisi umanitaria” in Corea del Nord, che colpisce soprattutto le aree rurali più remote. Per capire quali siano le condizioni del Paese e l’opera della Chiesa e dei volontari cattolici, AsiaNews ha interpellato Wolfgang Gerstner, responsabile di Caritas Corea per il programma internazionale di aiuti al Nord. “In Corea del Nord vi è una crisi umanitaria cronica – spiega – ma non vi sono dati disponibili e l’ultima inchiesta del Wfp, prevista per la fine del 2008, è stata annullata dal governo. Nel corso della mia ultima visita [in Nord Corea] agli inizi di maggio, non si vedevano segni evidenti di carestia, ma è vero anche che gli stranieri non hanno alcuna libertà di movimento e non possono parlare liberamente con la popolazione locale”.

Nel settore agricolo la situazione rimane precaria, il Paese dipende “dalle scorte di cibo fornite da Cina e Stati Uniti” e le persone hanno imparato a sopravvivere “coltivando un orticello proprio o facendo piccoli commerci al mercatino locale”, senza fare affidamento sul Sistema di distribuzione pubblico che “si rivela fallimentare in modo sistematico”. Il responsabile di Caritas Corea aggiunge che la crisi non riguarda solo le forniture alimentari, ma interessa anche “la salute, l’educazione e la libera espressione”. Per questo l’organizzazione cattolica cerca di operare sul luogo, promuovendo progetti di piccola scala e di lungo periodo. “L’attenzione – afferma – è ora focalizzata nel settore medico e in progetti pilota nel campo sociale, per bambini e portatori di handicap”.

L’attività dei cattolici si rivolge anche ai profughi nord-coreani in fuga dalle miserie della dittatura, grazie all’allestimento di quattro centri di accoglienza in grado di ospitare da due a sei persone. A questi si aggiungono tre punti di consulenza e assistenza. “La difficoltà principale – afferma il responsabile Caritas – è aiutare i giovani rifugiati nord-coreani a integrarsi nel Sud, in una società competitiva ed egoista a loro sconosciuta”.(DS)

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