Corea, "diffusa" discriminazione contro i rifugiati nordcoreani

Un sondaggio presentato ieri dalla Commissione nazionale per i diritti umani mette in luce le diverse forme di discriminazione ai danni degli esuli del regime nordcoreano.

di Theresa Kim Hwa-young

Seoul (AsiaNews) – Oltre il 67 % dei rifugiati nordcoreani in Corea del Sud afferma di essere discriminato "in vari modi" sul posto di lavoro. Lo afferma un sondaggio presentato ieri dalla Commissione nazionale per i diritti umani, che ha commissionato la ricerca all'Istituto "Studi di pace".

La discriminazione nei confronti dei rifugiati ha molte forme. Oltre il 50 % dei profughi intervistati sostiene di essere penalizzato sulla retribuzione, mentre il 52,7 % dice di non ricevere i corretti avanzamenti di carriera.

Per quanto riguarda i più giovani, il 20 % è oggetto di episodi anche violenti di 'bullismo' nelle scuole pubbliche, mentre il 48 % degli studenti, per paura di tali atteggiamenti, nasconde la propria provenienza.

Il governo sudcoreano ha una parte importante nel disagio dei rifugiati: il 20 % del totale viene molestato da continue chiamate, a tarda notte, da parte degli agenti della pubblica sicurezza ed il 30% si dice "sicuro di essere ancora sotto sorveglianza".

Nonostante tutto questo, i nordcoreani hanno un'impressione "molto positiva" della procedura di accoglienza degli agenti di frontiera ed "ottima" del programma Hanawon, gestito su richiesta del governo dalla Chiesa cattolica, che ha lo scopo di integrare al meglio gli esuli.

Secondo i dati forniti il 23 gennaio dal ministero sudcoreano dell'Unificazione, sono poco meno di 1.400 le persone che nel 2005 sono scappate dal regime comunista nordcoreano per cercare rifugio nella parte sud della penisola coreana. Il numero totale di coloro che ha passato il confine dalla fine della Guerra di Corea sale così ad 8 mila.

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