Seoul (AsiaNews) - I cristiani protestanti della Corea del Sud hanno inviato beni alimentari al Nord per un valore di 100mila dollari. Ma l’invio non è stato autorizzato dal governo di Seoul – che ha tagliato i ponti con Pyongyang dopo le due aggressioni militari di marzo e aprile – e ha reagito “biasimando” il gesto unilaterale e minacciando un’indagine. Il Consiglio nazionale delle chiese coreane ha risposto definendosi “non legato dalla politica” e ha ventilato l’ipotesi di continuare con gli invii.
Secondo una fonte di AsiaNews, il gesto è “comprensibile e umano, ma avventato. Gli invii ufficiali di aiuti alimentari e sanitari verso la Corea del Nord è stato interrotto per un motivo, un’aggressione militare inaccettabile. Tutti noi soffriamo per i nostri fratelli del Nord, piegati da un regime dispotico e violento, ma sappiamo anche che i generi alimentari inviati per strade non ufficiali finiscono spesso in mano ai militari, non alla popolazione”.
Il Consiglio delle chiese ha confermato l’invio di 172 tonnellate di generi alimentari, principalmente farina, avvenuto attraverso canali “non ufficiali”: esuli nordcoreani che vivono in Cina. Il governo di Seoul ha parlato attraverso la portavoce del ministero per l’Unificazione Lee Yong-joo, che ha stigmatizzato il gesto: “Prenderemo le misure adeguate e stiamo monitorando la situazione”.
Kim Chang-hyun, portavoce del Consiglio, ha risposto: “Non ci sentiamo legati dalla politica. Siamo cristiani e vogliamo compiere gesti puramente umanitari. La posizione del governo sudcoreano non ha senso, e non otterrà altro se non peggiorare le relazioni fra le due Coree. Noi continuiamo per la nostra strada”.
La fonte di AsiaNews conclude: “Sono stati avventati, forse un po’ troppo. Il governo di Seoul ha autorizzato in questo periodo alcune Ong a inviare dei beni, consegnati nelle mani della popolazione: parliamo di un carico da 750mila dollari, fra cibo e medicine. Ma queste prese di posizione rischiano di aggravare la posizione di tutti, e alla fine a pagare saranno i nordcoreani”.










