Le alluvioni nel Nord, occasione di pacificazione fra le Coree

Per la prima volta dall’elezione del conservatore Lee Myung-bak a presidente del Sud, il regime stalinista di Pyongyang chiede aiuto alla nazione confinante. Servono riso, cemento e materiale da costruzione per aiutare le vittime delle disastrose piogge.

di Theresa Kim Hwa-young

Seoul (AsiaNews) – Le inondazioni che hanno sconvolto la Corea del Nord durante il mese d’agosto si sono trasformate in un’inattesa opportunità di pacificazione fra i due Paesi. Dopo l’affondamento della corvetta sudcoreana Cheonan, che Seoul ritiene opera di Pyongyang, le tensioni diplomatiche fra i due Paesi si dono intensificate: ma la richiesta d’aiuto espressa dal regime stalinista, che chiede riso e materiali da costruzione per affrontare l’emergenza, riaccende le speranze.

Pyongyang ha chiesto infatti a Seoul aiuti d’emergenza sotto forma di riso, cemento e altro materiale da costruzione, a favore delle vittime delle inondazioni. L’appello di Pyongyang giunge in risposta all’offerta della Croce Rossa sudcoreana di inviare cibo e medicine agli alluvionati per l’equivalente di 8,5 milioni di dollari.

Cheong Wa Dae, rappresentante del governo del Sud, ha dichiarato: “Il nostro governo risponderà presto alle richieste del Nord. Pyongyang non ha mai, fino ad ora, detto in maniera chiara di che cosa aveva bisogno: invece questa volta ha presentato una domanda specifica. Nell’ambito delle relazioni intercoreane, si tratta di un passo avanti”.

La richiesta più importante è ovviamente quella che riguarda il riso: si tratta della prima volta che il regime si mostra debole dall’elezione a presidente della Corea del Sud di Lee Myung-bak, conservatore contrario alle politiche di apertura nei confronti del Nord attuate dai suoi predecessori.

Nell’ottica di questa “pacificazione” si inserisce anche il rilascio del peschereccio sudcoreano, con sette marinai a bordo, catturato a inizio agosto nel Mar del Giappone dalla flotta del Nord. L’imbarcazione, con quattro marinai sudcoreani e tre cinesi, navigava verso il porto di attracco di Sokcho, nel nord del Paese. Il governo di Pyongyang l’ha rilasciata “senza condizioni”.

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