Seoul (AsiaNews) - Fra le molte domande poste ai candidati che corrono per le 18me elezioni presidenziali, il prossimo 19 dicembre, ce n'è una che andrebbe affrontata in maniera sincera per trovare una risposta corretta: "Dovremmo dare priorità alla riconciliazione delle due Coree o dovremmo prima di tutto risolvere il problema del conflitto e della polarizzazione sociale in Corea del Sud?".
Sin dall'inizio, l'attuale governo guidato dal presidente Lee Myung-bak ha presentato una politica inter-coreana che Pyongyang non poteva accettare. L'esecutivo di Seoul aveva dichiarato infatti che avrebbe cooperato con il Nord per aiutarlo a crescere (fino a raggiungere un Pil pro capite di 3mila dollari americani entro 10 anni) a condizione di rinunciare alle armi nucleari e di aprire del tutto i propri confini.
A fianco di questa proposta, però, Lee aveva denunciato la "Sunshine policy" dei suoi due predecessori, Kim Dae-jung e Roh Mu-hyeon, sostenendo che i loro 10 anni di presidenza erano stati uno spreco di tempo [la "Sunshine policy" è una politica di cooperazione economica e sociale fra Nord e Sud, che ha portato allo storico incontro inter-coreano del 2000 e al Nobel per la Pace al presidente Kim ndr]. A seguito di questa politica ambivalente i rapporti fra le due Coree sono andati peggiorando e sono entrati in una fase di diffamazione reciproca, disaccordo e persino conflitto militare.
Coloro che vogliono misure più dure nei confronti della Corea del Nord dicono che la "Sunshine policy" ha contribuito ad aumentare le armi nucleari e le risorse della dittatura di Pyongyang, costringendo il Sud a ballare umiliato alla musica del Nord. Dall'altro lato ci sono i sostenitori della "Sunshine", che accusano i "falchi" di aver aumentato la tensione fra i due Paesi e aver distrutto la cooperazione economica inter-coreana.
Secondo diversi esperti la Corea del Nord ha venduto alla Cina i diritti di estrazione mineraria su una parte consistente del proprio territorio, inclinando di fatto la propria economia e la propria politica verso una subordinazione totale nei confronti di Pechino. Questo è avvenuto nel tentativo di sopravvivere nonostante le pressioni internazionali.
Ma quello che il regime della Corea del Nord teme di più è il popolo nordcoreano, non la potenza militare di Corea del Sud o quella degli Stati Uniti. La verità è che il regime nordcoreano e l'ala conservatrice della Corea del Sud vogliono entrambi la stessa cosa: la distruzione di questo "pericoloso" ponte di dialogo fra le due Coree nato con la "Sunshine policy".
Certo, se e quando la Corea del Sud dovesse tornare al calore di quella politica, Pyongyang potrebbe rispondere con maggiore tensione e gesti provocatori. Allo stesso tempo, i conservatori del Sud chiederebbero al governo nuove e più dure politiche inter-coreane, sostenendo che è l'unico modo appropriato per trattare con il Nord.
Non è segno di umiliazione ma di tolleranza essere abbastanza generosi per aiutare la propria controparte a rimediare ai propri errori. Trattare con la Corea del Nord usando il perdono e l'amore, con l'occhio fisso al benessere reciproco, dovrebbe essere la croce che la nostra nazione porta con orgoglio.
È per questo che vorrei chiedere ai candidati alla presidenza cosa pensano e quali sono le politiche concrete che vogliono attuare in merito. Vorrei chiedere se ritengono la riconciliazione il primo passo verso l'unificazione della Corea.










