Seoul “scongela” 7 milioni di dollari per aiuti alla Corea del Nord

Il denaro è affidato all’Organizzazione mondiale della sanità, che vigilerà sull’effettivo utilizzo del denaro. La somma – parte di un totale di 13 milioni – servirà per acquistare farmaci di base, attrezzature mediche ed equipaggiamenti, cibo. Destinatari i giovani nord-coreani e le classi più disagiate.

Seoul (AsiaNews) – Il governo sud-coreano ha annunciato quest’oggi la ripresa dell’assistenza umanitaria al Nord, attraverso il canale aperto dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Nella sostanza, la decisione di Seoul prevede lo “scongelamento” di quasi 7 milioni di dollari, bloccati a fine marzo 2010 all’indomani dell’affondamento della corvetta Cheonan da parte della marina di Pyongyang. La somma di denaro destinata al regime nord-coreano costituisce una parte del totale, che ammonta a 13,2 milioni di dollari ed è stato consegnato nel 2009 dalla Corea del Sud all’Oms.

Il ministro sud-coreano dell’Unificazione ha inviato una lettera in cui approva l’uso del denaro, congelato in precedenza nelle casse dell’Oms. I fondi dovrebbero essere usati per l’acquisto di farmaci di base, attrezzature mediche ed equipaggiamenti, cibo. Il via libera, spiegano dal dicastero, è legato alla politica di “mantenimento di aiuti umanitari” per “i giovani e le classi più disagiate” della società nord-coreana.

Di recente il ministro Ryu Woo-ik ha incontrato il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, assicurandogli la ripresa degli aiuti al Nord, avvalendosi della collaborazione di organismi internazionali. “La decisione di concedere aiuti attraverso l’Oms – spiega il ministro – può essere visto come il primo passo in questa direzione”. La tipologia di aiuti che Seoul invierà a Pyongyang saranno decisi in comune accordo con l’Oms, alla quale spetterà il compito di monitorarne la consegna e l’uso per gli scopi previsti.

Dopo la ripresa degli esperimenti atomici, l’abbandono dei Colloqui a sei sul nucleare e i due attacchi contro postazioni sudcoreane da parte del regime di Pyongyang, il governo di Seoul ha fermato tutti i programmi di aiuto alla Corea del Nord. All’inizio dell’estate, tuttavia, la situazione è peggiorata talmente tanto che la “Casa Blu” - la residenza del presidente sudcoreano - ha autorizzato cinque Organizzazioni non governative a portare aiuti esclusivamente di tipo alimentare. E fra queste vi era anche la Caritas, che ne ha approfittato per inviare farina ad una popolazione spesso vittima di carestie.

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