Card. Bertone: Giovanni Paolo II, “uomo di fede”, “pastore”, “testimone”, “santo”

Nella messa di ringraziamento per la beatificazione, il cardinale segretario di Stato sottolinea le qualità di un papa che che “ha saputo dare alla Chiesa cattolica non solo una proiezione universale e una autorità morale a livello mondiale mai prima conosciute”, ma anche “una visione più spirituale, più biblica, più centrata sulla parola di Dio”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Il “popolo di Giovanni Paolo II” è tornato oggi in piazza san Pietro per partecipare alla messa di ringraziamento concelebrata dal cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone e una trentina di cardinali. Forse 150mila persone, che si sono unite alle 250mila che hanno reso omaggio al corpo di papa Wojtyla, all’interno della basilica di san Pietro.da ieri sera fino alle tre di questa notte, quando la basilica è stata chiusa

 

Giovanni Paolo II, nelle parole del card. Bertone, è stato “uomo di fede”, “pastore”, “testimone”, “santo” e infine un papa che “ha saputo dare alla Chiesa cattolica non solo una proiezione universale e una autorità morale a livello mondiale mai prima conosciute, ma anche, specialmente con la celebrazione del Grande giubileo del Duemila, una visione più spirituale, più biblica, più centrata sulla parola di Dio. Una Chiesa che ha saputo rinnovarsi, impostare una 'nuova evangelizzazione', intensificare i legami ecumenici e interreligiosi, e ritrovare anche le vie di un fruttuoso dialogo con le nuove generazioni”.

 

Un uomo di fede “che si esprimeva soprattutto nella preghiera, Giovanni Paolo II era un autentico difensore della dignità di ogni essere umano e non mero combattente per ideologie politico-sociali". “Per lui, ogni donna, ogni uomo, era una figlia, un figlio di Dio, indipendentemente dalla razza, dal colore della pelle, dalla provenienza geografica e culturale, e persino dal credo religioso”. “Tutti abbiamo visto come gli è stato tolto tutto ciò che umanamente poteva impressionare: la forza fisica, l'espressione del corpo, la possibilita' di muoversi, perfino la parola”. “E allora, più che mai - ha detto ancora - ha affidato la sua vita e la sua missione a Cristo, perché solo Cristo può salvare il mondo. Sapeva che la sua debolezza corporale faceva vedere ancora più chiaramente il Cristo che opera nella storia. E offrendo le sue sofferenze a Lui e alla sua Chiesa, ha dato a tutti noi un'ultima, grande lezione di umanità e di abbandono tra le braccia di Dio”.

 

"Un Pastore che aveva radicato in sé il senso della missione, dell`impegno ad evangelizzare, ad annunciare la parola di Dio dappertutto, a gridarla sui tetti”, “così credibile, così trasparente, che ci ha insegnato come si debba vivere la fede e difendere i valori cristiani, a cominciare dalla vita, senza complessi, senza paure”.

 

“Oggi – ha concluso - rendiamo grazie al Signore per averci dato un testimone come lui, così credibile, così trasparente, che ci ha insegnato come si debba vivere la fede e difendere i valori cristiani, a cominciare dalla vita, senza complessi, senza paure”.

 

Continuano, intanto, anche le espressioni di partecipazione alla beatificazione da parte di Stati e personalità. Oggi il presidente della Corea del Sud, Lee Myung Bak, in un messaggio a Benedetto XVI scrive che “il governo e il popolo coreano ricordano bene le due visita compiute da Giovanni Paolo II nel Paese e non possono dimenticare il suo amore per il popolo coreano e la sua preghiera per la pace nella penisola”.

 

Il presidente, infine, invita ufficialmente Benedetto XVI in Corea, affermando di essere sicuro che la visita sarebbe di grande aiuto per promuovere la pace e la stabilità in Corea e nel sudest asiatico.

 

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