Corea e Lituania, due ex dittature “unite nella fede in Cristo”

Il vescovo di Daejeon, mons. Lazzaro You Heung-sik, è appena rientrato da Vilnius dove ha predicato gli esercizi spirituali ai presuli di Lituania e Lettonia: “Nella Chiesa universale siamo tutti fratelli. I nostri Paesi e le nostre comunità sono lontane ma hanno la stessa esperienza e la stessa vitalità. Un regalo pasquale di cui sono grato al Signore”.

di Joseph Yun Li-sun

Daejeon (AsiaNews) - Per quanto possano sembrare distanti "le Chiese e le comunità cattoliche della Corea del Sud e della Lituania si assomigliano molto: ecco perché è stato molto stimolante avvicinarmi ai miei fratelli europei per preparare la Pasqua. Un'esperienza di cui sono grato a Dio". Mons. Lazzaro You Heung-sik, vescovo di Daejeon, è appena rientrato nella sua diocesi dopo aver predicato gli esercizi spirituali per la Quaresima ai presuli della Lituania: ad AsiaNews racconta la sua esperienza.

Il vescovo sudcoreano è arrivato a Vilnius per il Mercoledì delle Ceneri su invito di mons. Luigi Bonazzi, Nunzio apostolico in Lituania ed Estonia: "Erano presenti al ritiro anche alcuni vescovi della Lettonia, e questo mi ha fatto molto piacere. Sono anche grato a mons. Bonazzi, che conosco dai tempi della mia permanenza a Roma, per avermi dato modo di fare questa esperienza".

 Anche se sembrano poco assortite e con pochi punti di contatto, dal punto di vista della fede Corea e Lituania hanno molto in comune: "Entrambe sono comunità e Chiese giovani, sopravvissute a un dominio duro di tipo militare e a un'ideologia avversa al cristianesimo. Certo, lì i cattolici sono circa l'80 % della popolazione mentre in Corea del Sud sono poco più del 20 %: ma questo non cambia molto, perché i numeri totali - di fedeli e religiosi - sono simili. Inoltre, è il loro entusiasmo ad avermi colpito".

I presuli europei escono dall'esperienza del dominio sovietico, mentre la Corea del Sud ha sopportato una feroce dittatura militare per diversi decenni: "E questo rende molto facile il dialogo e proficua la collaborazione. Nel corso degli esercizi spirituali abbiamo avuto modo di parlare molto, di paragonare le nostre esperienze e le nostre aspettative: è questo il significato della Chiesa universale, il vero senso di unità e fratellanza fra cattolici".

Oltre a riflettere insieme sulla Quaresima e sul mistero pasquale, il vescovo coreano ha dato ai suoi confratelli nell'episcopato anche alcuni consigli pratici: "Come la Corea, anche la Lituania è composta da diversi strati sociali: la differenza fra campagne e città, ad esempio, è molto rilevante sia dal punto di vista economico che da quello dello sviluppo. Ecco perché ho suggerito loro di fare come noi: inviare i sacerdoti di città nelle zone rurali e viceversa per almeno cinque anni di pastorale ogni volta. In questo modo, conosceranno meglio il loro Paese".

Nonostante sia un'esperienza poco comune, questo esperimento è stato un grande successo: "Nella fede e in seno alla Chiesa non importa molto la provenienza geografica. E le diversità sociali, politiche ed economiche sono solo uno stimolo a migliorarsi a vicenda. Sono veramente grato a Dio per questa opportunità, che mi ha arricchito in vista della santa Pasqua".

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