Seoul (AsiaNews/Ci) I maggiori gruppi cristiani della Corea del Sud hanno chiesto al governo di "lasciare ai singoli la libertà di scegliere la scuola che preferiscono" e di poter avere "la libera selezione di coloro che devono studiare nelle scuole rette da loro". La richiesta è stata fatta alla vigilia dell'annuncio ufficiale della nuova legislazione sulle scuole private.
La richiesta mira a cambiare la politica governativa sull'argomento ed a interessare l'opinione pubblica sulla qualità e sul numero delle scuole rette da organismi religiosi, al momento il 24 % del totale degli istituti.
I quattro richiedenti fra i quali la Conferenza episcopale cattolica ed il Consiglio cristiano di Corea hanno presentato le loro richieste durante una conferenza stampa congiunta che si è tenuta il 12 giugno scorso: al termine hanno presentato un documento ufficiale in cui annunciano "una protesta continua fino alla revisione della nuova legge".
Fra i metodi di protesta è stata sottolineata una richiesta alla Corte costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla legalità e sulla coerenza con i principi della Costituzione coreana dei nuovi termini di legge.
La revisione, approvata dal Partito di maggioranza Uri nonostante la ferma protesta dei Nazionali, è divenuta decreto lo scorso dicembre. Secondo i nuovi termini, le scuole private saranno costrette a nominare un quarto della propria dirigenza da gruppi esterni alla gestione della scuola. Secondo i firmatari del decreto, le nuove norme serviranno a contrastare gli abusi di potere collegati al ruolo dei dirigenti scolastici e la corruzione all'interno degli istituti.
Inoltre, la proposta prevede l'istituzione di "lotti casuali di studenti" da cui "verranno estratti i futuri frequentanti delle scuole private". "Le nostre scuole dice Choi Hee-beok, uno dei presidi del Consiglio cristiano non possono accettare studenti a caso".
Padre Jang Un-seok, cappellano del liceo Paichai, sottolinea che "è la prima volta che le comunità religiose chiedono in maniera ufficiale di poter selezionare i propri studenti". "Mentre la legge era in preparazione aggiunge abbiamo presentato la nostra posizione al governo in maniera non ufficiale, ma il ministero dell'Educazione, in risposta, si è detto 'preoccupato della possibilità di un sovraffollamento di alcune scuole rispetto ad altre' e ci ha ignorato".










