Lee Myung-back, un altro ex-presidente sudcoreano in carcere per corruzione

È il quarto nella storia del Paese e il secondo nell'ultimo periodo, insieme a Park Geun-hye. Su di lui 12 imputazioni, fra cui corruzione, appropriazione indebita, evasione fiscale e abuso di potere. Rischia 45 anni di carcere. Le reazioni del mondo politico sudcoreano.

Seoul (AsiaNews/Agenzie) – Lee Myung-bak, presidente sudcoreano dal 2008 al 2013, è stato arrestato oggi per presunta corruzione. È la quarta personalità ad aver ricoperto la carica ad essere presa in custodia per sospetta corruzione e la seconda negli ultimi mesi, dopo l’arresto di Park Geun-hye, per cui la procura ha chiesto 30 anni di carcere.

Il mandato d’arresto, approvato ieri sera e eseguito nelle prime ore di oggi, permette alla procura di trattenere l’ex-leader fino a 20 a giorni, e inoltrare l’accusa formale entro il 10 aprile.

Su Lee pende una lunga lista di imputazioni, almeno 12, che includono tangenti, appropriazione indebita, evasione fiscale e abuso di potere. L’ex-presidente è accusato di aver riscosso un totale di 11 miliardi di won (circa 8,4 milioni di euro) in tangenti ricevute dai servizi segreti e da varie compagnie e uomini d’affari. Lee è anche sospettato di aver sottratto 35 miliardi di won da un’azienda di cui è segretamente proprietario, evadendo anche le relative tasse. Se dichiarato colpevole di tutte le accuse a suo carico, egli potrebbe essere condannato a una pena fino a 45 anni di prigione.

La notizia del suo arresto ha scatenato reazioni miste nell’arena politica del Paese: mentre il partito Democratico di Corea al governo ha applaudito all’arresto e alla “fine di un’era di corruzione”, l’opposizione conservatrice denuncia una “vendetta politica” a opera del governo del presidente Moon Jae-in.

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