Dalle piramidi al sumo, il giovane lottatore egiziano che conquista Tokyo

Egiziano di nascita e musulmano osservante, Ahmed Shaalan – Osunaarashi Kintaro in giapponese – è il primo lottatore di sumo proveniente dall’Africa a ottenere il titolo di sekitori, massimo riconoscimento nell’arte marziale. “Credo in Allah ma ammiro lo shintoismo”.

Tokyo (AsiaNews/Agenzie) - Osunaarashi Kintaro è il primo africano ad entrare nell'élite del sumo. Egiziano di nascita e musulmano devoto, il 21enne prodigio è il terzo atleta non giapponese nella storia della disciplina a raggiungere il prestigioso grado di sekitori.

In senso letterale, il termine si rifà al significato di oltrepassare una barriera per raggiungere una condizione privilegiata e sono solo 70 i lottatori di sumo investiti di tale titolo. Il sekitori gareggia nelle prime due divisioni internazionali - il makuuchi e lo juryo - nelle quali gode di particolari privilegi economici e mediatici. Gli unici due lottatori non giapponesi che hanno ottenuto lo stesso riconoscimento in passato, sono un estone e un hawaiano.

Abdelrahman Ahmed Shaalan è nato vicino alle piramidi di Giza, dove a 15 anni ha iniziato ad allenarsi nella palestra locale.Spinto dall'ambizione di combattere nell'olimpo del sumo, due anni fa ha lasciato le amatoriali strutture egiziane e ha sospeso gli studi universitari per recarsi in Giappone. Nella palestra di Koki Nava, dove si allenò il campione Taiho, il giovane ha avviato con dedizione e umiltà un duro percorso di preparazione, riuscendo a coniugare le limitazioni imposte dalla religione musulmana con le diete previste dal programma di allenamento.

Quando l'anno scorso, il prestigioso torneo di Nagoya è coinciso con il periodo del Ramadan, Osunaarashi Kintaro racconta di aver combattuto a digiuno sciacquandosi soltanto la bocca tra un incontro e l'altro. "Nello stesso modo in cui credo in Allah trovo nella cultura giapponese aspetti da ammirare", spiega l'atleta egiziano, che mangia zuppa di pesce e sashimi al posto della carne di maiale - onnipresente della dieta giapponese - e non si dimentica di recitare la preghiera shintoista ogni volta che mette piede sul campo di gara. 

 

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