Giappone, ong contro la xenofobia in campagna elettorale

Organizzazioni per i diritti umani e religiose denunciano l’aumento di discorsi xenofobi, verso il voto dell’8 febbraio. In una dichiarazione congiunta chiedono a partiti, candidati e media di condannare l’incitamento all’odio. Critiche alle politiche dell’esecutivo Takaichi: "Vogliamo una società in cui sia garantita la dignità umana di tutti".

Tokyo (AsiaNews/Agenzie) - “L’incitamento all’odio non è ammissibile nelle campagne elettorali”. Lo affermano con forza una gruppo di organizzazioni per i diritti umani e religiose in una dichiarazione congiunta “contro l’incitamento alla xenofobia”. Mentre il Giappone è alle prese con la corsa elettorale più breve del dopoguerra, dopo lo scioglimento della Camera bassa in vista delle elezioni dell’8 febbraio 2026, confermato dalla premier Sanae Takaichi, che mira a rafforzare il consenso alla coalizione di governo, tra il Partito Liberal Democratico (LPD) e Nippon Ishin.

La dichiarazione - che vede la firma, tra le altre, di ong cristiane come Gaikikyō, impegnata nella tutela dei diritti dei residenti stranieri in Giappone - si rivolge a partiti politici e potenziali candidati. Denunciando l’aumento di “manifestazioni di odio contro il popolo curdo e i bambini curdi” ospiti del Paese. E bollando come falsi stereotipi diffusi come “gli stranieri ricevono un trattamento preferenziale” e “commettono più reati”. Mentre è alquanto diffusa la falsa credenza di una “invasione silenziosa”, alimentata negli anni da campagne politiche nate nei social media, come la “Japanese First” del partito anti-immigrazione Sanseito. 

Tra i firmatari vi è anche l’ong Solidarity Network with Migrants Japan (SMJ), fondata nel 1997, che già lo scorso anno aveva radunato 274 organizzazioni in una comunicazione contro i messaggi anti-stranieri nella campagna per le elezioni della Camera alta a luglio 2025. Nell’attuale contesto elettorale si denunciano anche le misure adottate dal governo per cittadini e cittadine non giapponesi. “Questi ultimi non hanno diritto di voto e diventare funzionari pubblici o ricevere prestazioni sociali non è riconosciuto come un diritto legale”, si dice nella dichiarazione. Così, l’agitazione xenofoba è definita “estremamente pericolosa”.

Nel testo il raggruppamento riporta il clima teso che accompagnò sei mesi fa le elezioni della Camera alta, con una vera e propria “gara nell’incitare alla xenofobia”, confermata dall’ascesa del partito di estrema destra Sanseito. E non viene usata clemenza nemmeno per le delibere dell’amministrazione Takaichi. Che porta avanti “misure restrittive”, tra cui “controlli più severi sui permessi di soggiorno”, e l’esclusione dei cittadini stranieri “dal sistema di istruzione gratuita”. Da maggio 2025, inoltre, viene applicato in modo “aggressivo” il “Piano zero immigrazione clandestina per la sicurezza e la protezione del popolo giapponese”, con un raddoppio delle espulsioni rispetto al 2024.

Le organizzazioni ribadiscono che la convinzione secondo cui le persone straniere avrebbero accesso a trattamenti preferenziali - in settori quali assistenza sanitaria, pensioni e borse di studio - sono “infondate e false”. Ciò che viene denunciato è una “discriminazione legale”. Per cui, ad esempio, i cittadini giapponesi ricevono “fino a 50mila yen” di multa per mancata comunicazione di trasloco, mentre le persone straniere “fino a 200mila yen”. Tutto ciò sarebbe incompatibile con la Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale (ICERD) delle Nazioni Unite, di cui il Giappone è firmatario.

“Dall’ottobre dello scorso anno (Takaichi guida il Paese dal 21 ottobre 2025, ndr) sono aumentate le manifestazioni e le proteste di piazza contro gli stranieri e i musulmani e si sono moltiplicati i discorsi di incitamento all’odio online”, osservano ancora i firmatari della dichiarazione congiunta. Mentre è peggiorata anche la discriminazione quotidiana, in quanto “ad alcune persone viene negato l’accesso ad alloggi o parcheggi, non viene rinnovato il contratto della carta di credito e i compagni di classe dicono loro che ‘i giapponesi hanno la precedenza’", si dice.

In vista dell’8 febbraio 2026 le ong chiedono: l’astensione dei candidati dal “pregiudizio nei confronti degli stranieri”; la condanna da parte di governo e amministrazioni locali dei “discorsi di incitamento all’odio”; una verifica da parte dei media dei temi relativi alla campagna, accompagnata dalla condanna di “voci e i discorsi di incitamento all’odio, invece di trattarli come se fossero opinioni legittime”. 

“Temiamo che queste elezioni vedranno un ulteriore incitamento alla xenofobia, gettando paura tra le persone con origini straniere e portando ad attacchi violenti volti a mettere a tacere le voci che si oppongono alla discriminazione”, concludono i firmatari. “Vogliamo creare una società in cui non vi sia discriminazione basata sulla nazionalità o sull'etnia, in cui sia garantita la dignità umana di tutti, in cui possiamo avere speranza nel futuro e vivere in pace”. 

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