Tokyo (AsiaNews/Agenzie) Quasi i due terzi dei giapponesi non vogliono cambiare la norma "pacifista" della loro costituzione, che vieta l'esistenza di un esercito permanente. Lo rivela un'indagine resa nota il 5 ottobre.
L'ipotesi di riformare la costituzione, mai cambiata dalla sua promanazione nel 1947, è stata posta a settembre dopo la vittoria del Partito liberale democratico (Ldp) nelle elezioni e la richiesta di importanti cambiamenti da parte del leader del Partito democratico, principale forza di opposizione.
Secondo l'inchiesta di un giornale, il 62% degli intervistati è contrario a cambiare l'art. 9 della costituzione, che dichiara la rinuncia al diritto di fare guerra e proibisce il mantenimento di un esercito permanente. La riforma deve venire approvata dai due terzi di entrambi i rami del parlamento e poi dalla maggioranza dei votanti in un successivo referendum popolare.
I governi hanno ritenuto che la norma consenta l'esistenza di forze di auto difesa. Il primo ministro Junichiro Koizumi, come il suo predecessore del Ldp, ha ampliato questa interpretazione fino a comprendervi l'invio di truppe non-combattenti in Iraq.
Il Ldp prepara una riforma che prevede per il Giappone una forza militare stabile sia per la propria difesa che per assicurare la sicurezza globale, anche se voci internazionali vogliono che si limiti a partecipare a operazioni internazionali.
Karou Yosano, capo politico del Ldp, fa presente la volontà di formulare la nuova previsione in modo da evitare "eccessive preoccupazioni" in altri Stati.










