Tokyo (AsiaNews) - A quasi due mesi dal terremoto e dal conseguente tsunami dell’11 marzo, il Giappone è costretto a fare i conti con le ingenti conseguenze del disastro. Secondo i dati dell’agenzia della polizia nazionale, 25 mila persone risultano morte o disperse e piu’ di 126 mila hanno dovuto abbandonare le abitazioni e perso il lavoro. Tutte queste persone vivono ancora in ricoveri temporanei.
Il 4 maggio scorso è stato celebrato il 64mo anniversario dell’entrata in vigore della costituzione giapponese del dopoguerra, promulgata nel 1947. L’articolo 25 della costituzione, riconosce ad ogni cittadino giapponese il diritto a “un dignitoso livello di vita”. L’espressione giuridica esprimeva l’angoscia e l’orrore che suscitava la vista di due citta’, Hiroshima e Nagasaki, ridotte in cenere dall’inumana furia della fissione nucleare, nell’agosto del 1945.
Il Giappone oggi si trova come nel dopoguerra. Un giornalista del quotidiano Asahi scrive: “Nonostante la determinazione dei legislatori di migliorare la vita della gente includendo nella Costituzione il minimo standard per la vita e la cultura ( di ogni cittadino), è chiaro che gente costretta a vivere in rifugi temporanei è lontana dal godere questo diritto”. Molte persone nella prefettura di Fukushima hanno dovuto lasciare le loro case, perche’ la zona che si trova nel raggio di 20 chilometri dall’impianto nucleare colpito dallo tsunami e’ stata dichiarata inabitabile. E anche molti bambini della prefettura sono privati del diritto di avere un’istruzione scolastica normale senza paura di minacce per la loro salute.
Il Paese ha bisogno di ripensare le sue prospettive nucleari. Nel dopoguerra il Giappone ha proceduto con molta prudenza e scienza nella decisione di produrre energia elettrica attraverso la reazione nucleare. Ma la prudenza non e’ stata sufficiente perche’ non ha proceduto mettendo come base l’uomo.
Il problema e’ serio perchè nell’arcipelago giapponese ci sono 50 impianti nucleari.










